Gazza: “Dopo gli scioperi Meloni taglia sulla scuola pubblica e dà soldi alle private”

Massimo Gazza Partito Democratico Reggio Emilia mic – IGMG

Gli scioperi studenteschi delle ultime settimane “hanno dato parecchio fastidio alla Meloni, che nella sua manovra non ha perso tempo a tagliare le risorse all’istituzione statale, premiando invece gli istituti privati”.

È questa l’accusa di Massimo Gazza, segretario provinciale del Partito Democratico di Reggio Emilia, che vede nella cronologia degli eventi un nesso causale: “Non una mossa a caso, ma una vera e propria vendetta perpetrata a pochissimi giorni dalle mobilitazioni che hanno portato in piazza centinaia di migliaia di ragazze e ragazzi che chiedevano di poter aver un futuro”.

Il “dato di fatto” sulla scuola nella manovra del governo Meloni, secondo Gazza, “si sostanzia in due semplicissimi numeri che parlano da soli: da una parte si prevedono quasi 7.000 posti in meno nella scuola statale, dall’altra si conferma un contributo di 20 milioni di euro per le famiglie che scelgono le scuole private paritarie”.

Il disegno di legge di bilancio per il 2027 esplicita una riduzione degli organici a partire dall’anno scolastico 2027/2028. “I posti in meno nelle statali sono presto detti, a scanso di chi, come i ministri Salvini e Valditara, che peraltro di scuola qualcosa dovrebbe sapere, ahinoi, sostengono di essere rimasti ‘sorpresi’: docenti -4.925 unità; personale Ata (amministrativi, tecnici e ausiliari) -2.049. Totale: meno 6.974”.

“E non è nemmeno il primo taglio”, sottolinea Gazza, che “a prova di smemorati” ricorda come la manovra 2027 si aggiunga “a precedenti riduzioni degli organici previste dalla legge di bilancio 2025”, sempre firmata dal governo Meloni: considerando insieme i due interventi, come emerge da una ricostruzione pubblicata da “La Scuola Oggi”, la riduzione complessiva arriva a 14.808 posti, tra docenti e personale Ata.

E nel frattempo, evidenzia ancora il segretario provinciale del Pd reggiano, “alle scuole private paritarie quanti soldi arrivano, invece? In questo caso niente tagli, ma un buono scuola di 20 milioni di euro, con un contributo fino a 1.500 euro per studente, che peraltro era già stato previsto per il 2026 e viene prorogato anche al 2027. Inoltre, un documento del Ministero dell’Istruzione relativo alle misure adottate negli anni precedenti ricorda che la legge di bilancio 2023 aveva incrementato di 110 milioni annui, a partire dal 2024, il contributo statale alle paritarie”.

Il governo, da parte sua, giustifica la riduzione degli organici anche con la diminuzione degli studenti: “Ma c’è un’obiezione che non si può non fare”, secondo Gazza: “Se diminuiscono gli alunni, le risorse risparmiate potrebbero essere utilizzate anche per ridurre il numero di studenti per classe, migliorare il sostegno e rafforzare i servizi scolastici, anziché tradursi soltanto in una riduzione del personale”.

Il punto politico, per Gazza, “è soprattutto questo: perché ridurre il personale della scuola statale mentre si confermano gli aiuti economici alle famiglie che scelgono le paritarie? C’è evidentemente nel centrodestra l’intenzione di indebolire la scuola pubblica come elemento di uguaglianza, come vettore che può rimettere in moto l’ascensore sociale; la si guarda con fastidio, come se fosse meglio che ‘gli ultimi restino ultimi’, e per fare ciò si rendono ‘i primi irraggiungibili’, proprio come cantava il rapper Frankie Hi-Nrg”.



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