Il processo di primo grado davanti al tribunale di Bologna relativo all’inchiesta sulla raccolta di firme a sostegno della lista del Movimento 5 Stelle in vista delle elezioni regionali del 2014 in Emilia-Romagna si è conclusa con le assoluzioni (perché “il fatto non sussiste”) dei due imputati: il consigliere comunale di Bologna Marco Piazza, ex pentastellato ma oggi passato ad Articolo 1, e il suo collaboratore Stefano Negroni.
Entrambi erano accusati di violazione della legge elettorale, e per entrambi la procura di Bologna aveva chiesto la condanna a un anno di carcere.
L’inchiesta era nata dall’esposto presentato da due ex attivisti grillini, che avevano contestato una manciata di firme raccolte durante la grande kermesse del Movimento 5 Stelle al Circo Massimo di Roma e alcune altre sottoscrizioni, disconosciute dai presunti firmatari stessi ma certificate invece come autentiche.
“Sono passati oltre 6 anni e mezzo da quel 2016 – ha ricordato Piazza commentando l’assoluzione – in cui una tempesta mediatica nazionale si scatenò contro di me per giorni, dalla Sicilia alla Val D’Aosta, dalla Rai a Sky. Mi accusavano di firme false. Erano gli anni del “dagli addosso al 5 Stelle”. Dopo una settimana ricevetti l’avviso di garanzia e andai immediatamente a dire la mia in procura. Pensavo ingenuamente che una cosa del genere sarebbe morta immediataente. Invece si è aperta una fase infinita di preliminari, interrogatori, udienze, rinvii… da far sembrare Kafka un ottimista. Ma che mi sarà utile a capire il calvario di tante altre persone”.






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