Per il secondo anno consecutivo, Reggio si appresta a festeggiare il 229° anniversario della nascita del Tricolore senza nemmeno un ospite di rilievo istituzionale nazionale, come avvenuto spesso invece in passato. Mercoledì 7 gennaio 2026, infatti, l’ospite d’onore sarà lo scrittore e giornalista Corrado Augias, che terrà una lectio magistralis sul tema dell’identità nazionale nel mondo contemporaneo.
Una scelta che ha attirato diverse critiche all’amministrazione comunale, arrivate soprattutto da destra: “Ancora una volta ci spiace rilevare come l’amministrazione cittadina abbia scelto di attribuire alle celebrazioni della Giornata della bandiera un connotato meramente di parte, una fisionomia del tutto periferica, equiparando quello che dovrebbe essere il più alto momento istituzionale della nostra città a un qualsiasi evento di partito”, ha accusato Alessandro Aragona, consigliere comunale (e regionale) e segretario cittadino di Fratelli d’Italia.
La scelta di non invitare nessun esponente del governo Meloni per le celebrazioni del 7 gennaio, secondo Aragona, “va esattamente in questa direzione. Purtroppo non ci sorprende. Non ci sorprende da parte di chi in questo primo anno e mezzo da sindaco si è distinto proprio per la totale incapacità di interpretare in maniera adeguata il ruolo ricoperto, sia nei rapporti con gli stakeholder cittadini che con gli altri livelli istituzionali. E, quando si è pensato di farlo, come nella consegna del Primo Tricolore a Francesca Albanese, ne è uscito un disastro politico e mediatico senza precedenti per la nostra città. Una ferita ancora aperta, uno sfregio indelebile alla comunità reggiana, a cui deliberatamente si è deciso di non rimediare nonostante da altre parti si sia scelto di tornare sui propri passi”.
Eppure, secondo Fratelli d’Italia, le celebrazioni della Giornata della bandiera “dovrebbero rappresentare, nel loro significato più profondo, una riflessione sui valori che tengono unita la nostra comunità. Il Tricolore non solamente rappresenta la nostra storia, ma è il simbolo di un percorso fatto insieme, di un patrimonio comune e condiviso. Ci ricorda ciò che unisce, al di là delle appartenenze politiche e delle estrazioni culturali”.
“A meno che – è la frecciata di Aragona – non si pensi che tutto ciò valga e sia vero a seconda del governo in carica, a geometria variabile, a seconda delle stagioni politiche. Un dubbio che diventa quasi una certezza, di fronte a una giunta che ha deciso di percorrere, ormai da tempo, la strada della divisione e del manicheismo. E allora meglio il piccolo cabotaggio, il tono minore, la propria timida zona di confort. Che forse mette al riparo l’amministrazione cittadina dal confronto, dalla dialettica, e magari da qualche altro imbarazzo. Ma relega sempre più Reggio Emilia al suo ruolo marginale di comparsa”.
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