Emilia, ancora no sport di contatto

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Ancora nulla da fare per gli sport di squadra in Emilia Romagna. “Stiamo monitorando quotidianamente la curva dei contagi – afferma Giammaria Manghi, responsabile delle segreteria politica della Giunta regionale – ancora non abbiamo deciso un giorno per la riapertura ma speriamo che il giorno possa arrivare prima possibile. Non vogliamo anticipare troppo i tempi ma speriamo di dare a tutti notizie positive entro breve”. Tra gli sport in attesa resta anche il ciclismo.



C'è 1 Commento

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  1. Alberto Manzotti

    La situazione delle società sportive è al collasso. Purtroppo le risorse disponibili non saranno sufficienti a salvare una gran parte di esse, il Covid ha comportato anche conseguenze indirette, ad esempio come il crollo delle sponsorizzazioni oltre che degli iscritti. Anche volendo, le famiglie ridurranno le spese anche per lo sport, le palestre scolastiche (ove le società sportive da sempre svolgono le proprie attività e spesso ne sono pure concessionari e gestori), sono al centro di un bracci di ferro tra dirigenti scolastici, ministeri ed enti locali proprietari.
    Il ministro dello Sport, i presidenti del CONI, delle federazioni nazionali e dei medici sportivi italiani hanno espresso parere favorevole alla riapertura (gestita) agli sport di contatto. Calcio, pallacanestro, pallavolo, ciclismo e altre discipline di contatto rappresentano la maggioranza degli sportivi italiani.
    Tra fine giugno e il 10 luglio il più delle regioni italiane ha deliberato, pur con un’ adeguata attività di monitoraggio, la ripresa delle attività di tali discipline, l’Emilia Romagna è rimasta al palo. Nel frattempo le regioni confinanti: Lombardia (tutt’ora la più colpita dal Covid), Veneto, Marche e Toscana hanno ripreso le attività. Non si capisce il senso del diniego della Regione Emilia Romagna, dal 3 aprile vige la libera circolazione dei cittadini tra le regioni, ogni giorno centinaia di migliaia attraversano da e in ogni direzione i confini regionali rendendo di fatto inutile ogni limitazione regionale diversa rispetto a quanto vigente nelle altre regioni limitrofe. Vi è anche un ulteriore problema che è evidente a tutti, basta osservare i campetti sparsi su tutto il territorio ove i ragazzi nei fatti non osservano più il divieto, vi è una sorta di deregulation generalizzata impossibile da bloccare, lo stesso accade sulle strade ove gruppi di ciclisti si possono incontrare ovunque su tutte le strade emiliane-romagnole. Siamo al paradosso, ad esempio a Viadana si può giocare, a Boretto no, poi gli stessi ragazzi che giocano a Viadana vengono la sera nelle discoteche emiliane …
    Credo sarebbe molto più saggio prendere atto di tali situazioni, evitare di danneggiare ulteriormente le società sportive emiliane e provare a gestire con esse la transizione, piuttosto che continuare a imporre un divieto che non solo è inutile, ma pure le penalizza rispetto a quelle delle altre regioni. Normalmente in questi tempi sono già definite le attività sportive per la stagione successiva, in Emilia non è possibile farlo, la giunta regionale deve comprendere che non si sta discutendo di un semplice campionato, ma della sopravvivenza di un intero sistema sportivo e sociale comprese migliaia di persone che vi lavorano. L’enclave Emilia Romagna non ha una logica se il contesto va in altra direzione e vi è libera circolazione delle persone


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