Delrio nel mirino: quando la sinistra smarrisce sé stessa

Graziano Delrio La sfida riformista – EAR07893

Il disegno di legge contro l’antisemitismo presentato da Graziano Delrio avrebbe meritato una discussione seria, nel merito. Non l’ennesimo regolamento di conti interno tra tribù identitarie.

Bastava leggerlo: una proposta equilibrata, ancorata ai principi costituzionali, che mira a contrastare l’odio verso gli ebrei – non a riscrivere il conflitto mediorientale, né tantomeno a censurare il legittimo dibattito sulla Palestina.

E invece no. Nel Pd contemporaneo, sempre più ridotto a un’arena ideologica, si è preferito il polverone, l’urlo, la contestazione rituale. I social sono diventati un tiro al bersaglio contro Delrio, bersagliato come un traditore dai giustizieri della purezza. Un paradosso grottesco: colpire proprio uno dei pochi dirigenti cattolici progressisti che da anni si spende per una pace giusta in Medio Oriente, con posizioni trasparenti e talvolta impopolari. Ma nell’epoca della furia moralista non conta ciò che fai, conta ciò che sembri ai sacerdoti del momento.

La verità, più scomoda di qualsiasi tweet indignato, è che nel Pd non c’è più spazio per la pluralità. Il partito fondato da Veltroni come casa del riformismo e della complessità è diventato un laboratorio identitario dove il dissenso è guardato con sospetto e la sfumatura è sinonimo di debolezza. Schlein e compagni, inseguendo la mitologia progressista d’importazione – radicale, estremista, woke nei toni e spesso giustificazionista verso chiunque si definisca “oppresso” – hanno smarrito il centro di gravità di una forza di governo.

Il risultato è una deriva che premia gli ultras interni e punisce chi prova a ragionare. C’è persino chi invita Delrio a lasciare il partito, come si espellerebbe un corpo estraneo. Ma è l’ennesimo rovesciamento della realtà: senza figure come Delrio, senza un’area di buonsenso, senza quel tessuto riformista che per decenni ha tenuto in piedi la sinistra italiana, il Pd è destinato a regalare a Meloni il Paese per i prossimi decenni.

Perché gli italiani, quando votano un governo, cercano serietà, non scomuniche. Politica, non tribunali ideologici. Proposte, non dogmi. Il Pd dovrebbe ricordarselo in fretta. Altrimenti l’unica legge che resterà davvero in vigore sarà quella dell’autodistruzione.




Ci sono 3 commenti

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  1. James Barbieri

    Il senso di colpa pere essere stati comunisti italiani gioca brutti scherzi. Caro Maurizio il tuo articolo è assai confuso pieno di equivoci. Il desiderio di apparire “ moderno e liberale” è davvero triste. Avanti così. Poi non lamentiamoci se la partecipazione al voto si riduce sistematicamente. Intellettualismo e pensieri “disincarnati” Avanti così fino alla insignificanza di qualsiasi pensiero che abbia qualche relazione con la storia della sinistra..Si. Si. Ti accoglieranno . Ma come volgerai lo sguardo sorrideranno in modo beffardo. E penseranno: ma quanto tempo per arrivare ad aderire ai valori della civiltà occidentale!!!!c. Ciao. Mio carissimo amico.
    James Barbieri

  2. paolo

    In effetti mezza europa è guidata da governi ultranazionalisti…dall’ipernazionalismo al nazismo il passo è breve…un percorso strano per quella che doveva diventare un’unione europea…

  3. Guido Giannetto

    Già, un plauso a Graziano DelRio che propone buonsenso in un momento come questo in cui sembrano mancare sia il buonsenso che la logica. È d’obbligo segnalare ai sedicenti sinistrorsi che l’ antisemitismo che si sta diffondendo in Italia ed in Europa è quello che ha portato proprio nel cuore del nostro continente la sciagura nazista…


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