Riceviamo e pubblichiamo in versione integrale questo intervento dell’architetto Giamprimo Bertoni.
Recentemente si sono tenute due assemblee pubbliche sul centro storico di Reggio Emilia presso l’aula magna dell’Università e presso la Camera di commercio. Nella prima, alla presenza degli assessori coinvolti nella gestione del centro, ognuno di loro ha espresso le intenzioni, la visione del futuro, le criticità con un accento sulle iniziative che si prevede di attuare nei prossimi mesi.
Non posso negare la delusione nel sentire riproposte le solite cose già sentite e soprattutto l’assenza di qualche proposta di carattere strutturale, il tutto coniugato al futuro e al condizionale.
In alcuni miei precedenti interventi sui mezzi di comunicazione avevo rivolto ai vari assessori alcuni dubbi e alcune domande in merito alla gestione del loro incarico, senza avere mai avuto alcuna risposta. Li ripropongo sinteticamente indirizzati agli assessori competenti.
All’assessora Bondavalli chiedo ancora se effettivamente pensa di risolvere l’agonia del centro con feste, mercatini, concerti e manifestazioni sportive varie, dato che di queste iniziative è abbastanza prolifica, forse troppo; iniziative che come vengono passano, e non lasciano nulla al centro che li ha ospitati. Anzi, mi preme puntualizzare il fatto che chiudere in un anno più di venti sabati o domeniche il centrale corso Garibaldi per mercatini, spesso di dubbia qualità, non va incontro alle necessità dei residenti che si trovano impossibilitati a usare l’auto. Vede, assessora, chi oggi si ostina ancora ad abitare e mantenere attività in centro a mio avviso dovrebbe essere agevolato e non ostacolato nella gestione della quotidianità. Altrimenti si rischia di perdere anche quelli.
All’assessora Bonvicini mi ero permesso di chiedere perché tutte le auto elettriche hanno libero accesso in centro con relativa sosta gratuita. Non devo ricordarlo io che il centro soffre di mancanza cronica di parcheggi, spesso contesi tra residenti e attività commerciali. E in tutto questo, residenti non del centro con l’auto elettrica possono entrare e sostare. Glielo chiedo nuovamente. Perché? È un premio demagogico all’ecologia di facciata? Oppure Lei crede che le auto elettriche occupino meno spazio di quelle a combustione? Da Lei mi sarei aspettato nuove proposte per parcheggi pubblici. Le ricordo che molti anni fa per il centro il Comune aveva individuato e proposto sette siti per la realizzazione di parcheggi interrati. Perché non rispolvera quel progetto pubblico?
All’assessore Prandi, che ha correttamente puntualizzato come Reggio Emilia sia la città fra le più virtuose per raccolta differenziata, in un mio precedente intervento avevo chiesto come mai, a fronte di una maggiore raccolta differenziata, non sia diminuita la Tari, come aveva promesso il precedente assessore Tutino, visto che oggi Reggio ha le tariffe fra le più alte d’Italia. Perché? Inoltre, a proposito di centro storico, Lei crede che la raccolta rifiuti porta a porta, con tutti i problemi di igiene e decoro per le strade, sia apprezzata da chi vi risiede e lavora? E pensa che sia un buon biglietto da visita per una città che vuole attrarre turismo? Forse Lei non lo sa, ma prima dell’introduzione di tale pratica di raccolta furono protocollate in Comune 1.200 firme di residenti e operatori del centro contro tale iniziativa. Per Sua conoscenza non vi fu mai alcuna risposta pubblica.
L’intervento dell’assessore alla cultura a mio avviso è stato veramente imbarazzante. Lo definirei un vaniloquio incomprensibile privo di alcuna analisi e proposta. Se la cultura a Reggio è messa così mi arrendo, resto ignorante e non ho alcuna domanda da fare.
Dell’intervento dell’assessore Pasini ho apprezzato il fatto che abbia ribadito che la rivitalizzazione del centro passi attraverso la residenza. Condivido. Riportare la residenza in centro potrebbe diventare il motore per avere come indotto esercizi commerciali e magari anche l’inserimento di alcuni servizi/uffici pubblici oggi decentrati. Come addetto ai lavori mi permetto un’osservazione all’assessore. Personalmente credo che per incentivare la crescita delle residenze in centro, nonché di altre attività, si debba pensare anche a incentivi economici per chi si accinge a investire sugli immobili in centro dove, per logistica e criticità, vi sono alti costi per le ristrutturazioni (ad esempio: parziale sgravio degli oneri di costruzione).
Ho poi assistito alla presentazione, presso la Camera di commercio, dei lavori svolti dall’hub urbano del centro storico, sotto la regia dell’assessora Bondavalli. L’assessora così riassume il significato di hub: “Agenzia di promozione integrata del centro. Il tutto con l’obiettivo di un centro storico più curato, accessibile, vitale e attrattivo, capace di sostenere chi vi lavora e di richiamare residenti, cittadini e visitatori”. Perfetto! Chi non lo vorrebbe? Ma come?
Dopo un’attenta analisi e relazione del prof. Stefano Micelli dell’Università Ca’ Foscari, c’è stata la presentazione della pubblicazione intitolata “Reggio Emilia: il centro che vive – Il commercio come leva per la socialità e rigenerazione urbana”, da cui emerge, sotto l’acronimo Pact (Palestre e wellness, artigianato creativo, commercio sociale e terzi luoghi) l’insieme di azioni e sinergie necessarie per ridare vita al centro storico. Tutto perfetto sulla carta, ma sul concreto non ho sentito nulla di strutturale. Non un cenno a un’azione da mettere in campo. Non una prospettiva all’orizzonte che possa invogliare qualcuno a insediare una nuova attività in centro. Nessuna prospettiva di aiuti a disposizione di chi potrebbe azzardare un investimento in centro.
In realtà ci sono state due proposte concrete dal direttore di Confcommercio. In primo luogo il direttore invita i residenti a una maggiore tolleranza e comprensione per eventi che possono arrecare disturbo alla quiete pubblica (!!), e il secondo pensiero è stato rivolto alla creazione dell’”Aperitivo tricolore” (erbazzone, salume ecc.), possibilmente con spergola e lambrusco. Un connubio vincente fra storia reggiana e gastronomia locale. Ecco! È così che si ripopola il centro. Non ci voleva poi tanto!
Arch. Giamprimo Bertoni






Amara e realistica rappresentazione Architetto. Il presidio del territorio è sempre stato l’elemento cardinale per mantenere viva una città. Senza scomodare le città giardino di Howard è sufficiente ricordare la nota teoria delle finestre rotte di Wilson e Kelling, di cui abbiamo avuto uno “splendido” esempio nell’area delle ex Officine Reggiane. In questi luoghi se non si rimedia alla prima finestra rotta presto verranno rotte tutte le altre. E il centro storico non è, e non è stato, dispensato da un simile destino, come la realtà dimostra. Si parla da tempo di sicurezza “percepita” quasi fosse un’invenzione, la percezione è invece direttamente proporzionale alla realtà .
Se il degrado si diffonde la criminalità trova spazio e forza, unita alla consapevolezza di non subire punizioni produce ciò di cui si legge sempre più spesso nelle cronache. Ne consegue che, necessariamente, i cittadini si ritirano e quello spazio viene occupato dall’illegalità.
Il senso di sicurezza deve essere la priorità essendo il presupposto primario della vita urbana. A questo si unisca che da qualche decennio i paladini della pedonalizzazione, del green deal a tutti i costi e della demonizzazione delle auto hanno fatto morire il centro storico. L’idea di andare in centro è direttamente collegata alla difficoltà di accedervi e di parcheggiare. L’immagine odierna è spettrale e il timore di imbattersi in situazioni pericolose o degradate come la visione di strafatti di droga dinanzi ai portoni azzera ogni velleità non solo di far compere ma anche solo di passeggiare. E ora si chiama a raccolta la cittadinanza perché collabori a rivitalizzare la città. Lo si fa dopo averla ridotta a maceria sociale il cui fondale è lo scenario delle orbite vuote dei negozi chiusi. Poco da dire sulla risibile locuzione Hub Urbano per il centro storico, vera tautologia che tradotta suona come Centro Urbano per il Centro Storico. L’uso smodato e fuori luogo di anglismi è indubbio sintomo di provincialismo. Lo stesso che ci ha condotti al punto in cui siamo.
Probabile che neppure Jena Plissken si prenderebbe l’onere di venirci in soccorso.
Oltre ai parcheggi che scarseggiano e costano una fortuna, il problema è proporre iniziative con musica e intrattenimento. Ieri sera Foggia ,per salutare il Carnevale ha ospitato Nostalgia anni novanta. C’ era tanta tanta gente e contemporanemante, nella vicina Manfredonia, si festeggiava la chiusura del carnevale con sfilata di carri e un altro evento con musica italiana. Entrambe le città strapiene di gente . Servono eventi che attirino i giovani e non le solite bancarelle di prodotti regionali che peraltro costano una fortuna.
Efficace analisi della tristezza nostrana, Architetto ! Chapeau!
Potremmo anche dilungarci parlando del meraviglioso ‘mercato coperto’ o di altre chicche dell’eccellenza cittadina…….!
La base storico – culturale cittadina e’ evidentemente quella che emerge negli ultimi 30 anni e passa…c’e’poco da aggiungere……. irrecuperabile!
Attendiamo i pochi autoctoni rimasti con qualche soldino che si rifugeranno sui colli dell’ ” urbe ” protetti da stuoli di vigilanti privati ben armati….
Il centro cittadino rimarra’in balia dei nuovi ” barbari “. Scenario gia’ sempre piu’ odierno.
Attendiamo qualche gesto spettacolare di qualche nostrano ‘ Jena Plisskens ‘ per creare ‘atmosfera’ in una citta’ uscita ormai da un film di John Carpenter……