Così Renzi ha aiutato Conte

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A parti invertite i giornali gronderebbero sdegno. Quale orribile mercimonio è in corso per salvare la ghirba a Giuseppe Conte e al suo governo, procedendo senza vergogna alcuna all’acquisto di senatori sconosciuti ai più in nome di vagheggianti illustrazioni europeiste, liberali, democratiche e socialiste, ovviamente accompagnate da più pratiche promesse concrete di valorizzazione personale? È il momento dei Cioffi e dei Ciampolillo, è il ritorno del quarto d’ora di celebrità per le Binetti e le Polverini e i Nencini, quest’ultimo gratificato dal miele sparso per lui in aula dal premier vanitoso, socialista da Parlamento ma non da voti. Stanno riportando in vita le ceneri della Dc e del Psi, nell’anniversario della morte di Bettino Craxi, e pur di ricavarne qualche voto si aggrappano a qualsiasi appiglio.

Ma così fan tutti, del resto.

Conte ha respinto la spallata di Renzi. Tuttavia 156 senatori sono buoni per vincere una battaglia ma non la guerra. L’avvocato del popolo si dimostra pronto a tutto pur di restare a palazzo Chigi almeno sino all’elezione del nuovo Capo dello Stato, tra un anno.

Quell’appuntamento lo riguarda, o almeno così crede. Come che sia, lui tira dritto. E nella ricerca di nuovi “responsabili” per puntellare la fragile maggioranza che lo sostiene coglie l’occasione per disegnare la base di un nuovo partito che lo metta in grado di poter contare alle future elezioni politiche senza doverne rendere conto a Pd e Cinquestelle. I quali, soprattutto i primi, si stanno infine rendendo conto che il persistente appoggio alle ambizioni di Giuseppi – che in fatto di narcisismo non è secondo neppure a Renzi, al massimo fanno patta – contiene un fattore di pericolo a lungo sottovalutato. Il partito di Conte, certificano i sondaggi, svuoterebbe in misura consistente alle elezioni politiche sia i dem sia i grillini. Il premier potrebbe rinunciare al progetto qualora gli attuali maggiorenti concordassero nel trasferirlo da palazzo Chigi al Quirinale, nel febbraio del 2022. Un prezzo troppo esoso, secondo molti nel Pd.

Pd e Cinquestelle hanno creduto sino a ieri di poter controllare il presidente del Consiglio, assicurandogli fiducia totale contro l’assalto renziano. L’operazione difensiva è riuscita, superando la possibile trappola in Senato. Oggi grillini e dem si risvegliano con sentimenti contrastanti e qualche dubbio strategico in più. Hanno smesso di fidarsi dell’Avvocato al quale, paradossalmente, ha fatto gioco il comportamento tenuto da Renzi durante la crisi fino ad oggi. Renzi voleva distruggere Conte e, con questo, è diventato il nemico numero uno dell’alleanza giallorossa. Ma ora i due partiti, dopo aver difeso il premier con tanta foga, come possono cercare di tenerlo a bada? Reimbarcare Renzi sembra impossibile, ma forse sarà necessario poiché un governo Conte-Nencini-Tabacci non sembra offrire garanzie a Mattarella e tanto meno al paese. L’unica strada praticabile porta al rimpasto della squadra con l’ingresso di alcuni tra i big del Pd (Orlando, Delrio, forse lo stesso Zingaretti).

Quale maggioranza potrebbe coagularsi a sostegno di un governo Conte ter? Il premier e i suoi fedelissimi contano di offrire ai transfughi di Italia Viva e di Forza Italia almeno un ministero, qualche posto da sottosegretario, la promessa di una rielezione. Si ricordi che nessuno o quasi, in questo Parlamento, ha intenzione di tornare a casa in anticipo. E che i posti a disposizione sono calati di un terzo. Molti scrivono che ora Conte è un’anatra zoppa, ma a me non pare. Fragile, bruttina, raccogliticcia, ma anche liberale socialista e vattelappesca: chiamatela come volete ma sarà sempre una maggioranza buona per restare a galla finché si può.




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