Il distanziamento fisico non può trasformarsi in distanza sociale, in abbandono o in situazioni di solitudine che, pur rappresentando un pesante disagio per tutti, per le persone in condizioni di fragilità risulterebbero del tutto inaffrontabile”.
Patrizia Fantuzzi, presidente della cooperativa sociale “Progetto Crescere” – realtà impegnata nell’ambito dei servizi educativi e sanitari e composta da un’equipe professionale multispecialistica di neuropsichiatri infantili, psichiatri, psicologi e psicoterapeuti, educatori, logopedisti, terapisti e psicomotricisti – spiega così, alla vigilia della riattivazione dei servizi sanitari, il senso delle iniziative adottate in queste settimane di lockdown per assicurare continuità – seppure a distanza – ai sostegni rivolti a bambini e ragazzi con difficoltà e Disturbi dell’Apprendimento, all’aiuto nei compiti e nello studio, alla consulenza psicologica, ai percorsi di aiuto nei casi di Disturbi del Neurosviluppo, ma anche alle attività di gioco rivolte ai bambini e alle famiglie.
“La chiusura pressoché totale di tutti i servizi clinici, psicologici, educativi e logopedici che sviluppiamo sia nelle nostre sedi che nelle scuole – spiega Patrizia Fantuzzi – ci ha portato immediatamente a pensare ad una riorganizzazione delle attività, ben consapevoli del fatto che se questa nuova situazione era fonte di disagio e di difficoltà per noi, ben più pesante lo era per i bambini, i ragazzi, gli adulti e le famiglie che supportiamo quotidianamente, tutti improvvisamente privati – oltre che della libertà di movimento, della socialità e tanto altro – anche di servizi di supporto per loro fondamentali”.
“Dall’inizio dell’emergenza ad oggi – spiega la presidente di “Progetto Crescere” – siamo così riusciti a programmare 350 interventi individuali di supporto allo studio, 130 interventi di sostegno psicologico e sedute di psicoterapia, 300 trattamenti riabilitativi per DSA e Disturbi del Neurosviluppo; ricorrendo alle tecnologie di comunicazione a distanza, ma prima di tutto riorganizzando tempi e modalità di lavoro, abbiamo continuato a garantire anche il supporto psicologico che offriamo all’interno delle scuole, dove sono emersi nuovi bisogni di sostegno a distanza e, al tempo stesso, quello che offriamo alle case di riposo, dove si è reso necessario sostenere non solo gli operatori, ma anche i famigliari degli ospiti”.
“Alcuni progetti – prosegue Patrizia Fantuzzi – hanno peraltro richiesto anche alcune azioni inedite a supporto dei sostegni assicurati a distanza; è il caso, ad esempio, del progetto “Ribes”, sviluppato in partnership con la cooperativa sociale Madre Teresa, che ci ha visto impegnati a consegnare nelle abitazioni una serie di strumenti per sostenere la didattica a distanza e il tutoraggio rivolto ai bimbi in difficoltà sugli apprendimenti”.
“Anche alla luce di questa esperienza diretta di autonoma riprogettazione e dei riscontri molto positivi, e talvolta commoventi, che ci sono giunti dalle famiglie – osserva la presidente di “Progetto Crescere”, eletta in questi giorni alla vicepresidenza di Confcooperative – valutiamo con particolare favore il protocollo siglato dal Comune capoluogo e dalle centrali cooperative per assicurare la continuità dei servizi educativi e socio-assistenziali rivolti a chi vive condizioni di fragilità, ricorrendo ad una riorganizzazione e a nuove modalità che potranno essere considerate integrative anche quando sarà superata questa fase emergenziale”.
Tra queste, Patrizia Fantuzzi richiama la realizzazione di alcune nuove e specifiche sezioni nel sito istituzionale della cooperativa (www.progettocrescere.re.it) e su quello dedicato alle attività formative (www.formazioneprogettocrescere.re.it), finalizzate a raccontare esperienze e a raccogliere testimonianze, ma anche giochi, parole ed emozioni che, con il lavoro della equipe di “Progetto Crescere”, vengono condivise e arricchite di immagini e infografiche.
“In questo modo – osserva il direttore sanitario di “Progetto Crescere, Ciro Ruggerini – le narrazioni delle esperienze di cura e educative possono trasmettere informazioni utili e/o introdurre punti di vista innovativi; queste narrazioni, infatti, permettono alle esperienze personali di rendersi visibili per essere condivise da altri, ed è un altro modo di trasformare il distanziamento sociale in vicinanza”.






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