Si è avviato il percorso che porterà alla nascita di Confcooperative Terre d’Emilia, esito dell’unificazione tra Confcooperative Bologna, Modena e Reggio Emilia.
Tra mercoledì e oggi – venerdì 7 ottobre – le assemblee dei soci delle tre associazioni cooperative si sono riunite e hanno deliberato l’operazione che darà vita al nuovo soggetto di rappresentanza, operativo nei primi mesi dell’anno prossimo. Gli effetti giuridici delle deliberazioni assembleari, infatti, decorreranno a partire dal riconoscimento della personalità giuridica della nuova realtà da parte della Regione.
Confcooperative Terre d’Emilia rappresenterà 640 cooperative, con oltre 135 mila soci, 47 mila occupati e un fatturato aggregato superiore ai 7,7 miliardi di euro.
«È un grande passo avanti per la nostra organizzazione – dichiara Daniele Ravaglia, presidente di Confcooperative Bologna – Abbiamo deciso insieme di assumere una forma che ci permetterà di crescere la nostra capacità di servizio alle associate e di fronteggiare al meglio le sfide dell’attualità».
«Si tratta di una scelta ispirata e cresciuta dalla base delle associazioni e attraverso la massima condivisione – aggiunge Carlo Piccinini, presidente di Confcooperative Modena – Le imprese cooperative nostre aderenti avranno a disposizione un luogo di confronto e sviluppo più ampio e articolato mettendo a valore comune le diverse vocazioni territoriali».
«Abbiamo progettato con cura la trasformazione a cui ci accingiamo e di cui le delibere assembleari costituiscono il primo passo – afferma Matteo Caramaschi, presidente di Confcooperative Reggio Emilia –
Il tempo che ci separa dal momento in cui Confcooperative Terre d’Emilia diventerà effettivamente operativa ci permetterà di dare una struttura ancora più solida ed efficiente all’organizzazione e, contemporaneamente, ancora più radicata nei rispettivi territori. Il territorio emiliano-romagnolo rappresentato e partecipato dalla nuova associazione è un contesto cooperativo di grande valore, dal Po ai crinali di Appennino, e ne sentiamo la responsabilità per l’ulteriore sviluppo che dovrà avere. Siamo da sempre un laboratorio sociale e imprenditoriale cooperativo e il nostro comune lavoro vuole porre il modello cooperativo ulteriormente al centro delle politiche di sviluppo regionali di concerto con gli altri territori e la Confcooperative Emilia-Romagna.
Lavoriamo per un territorio che non solo riconosce la funzione sociale della cooperazione, ma ne promuove e favorisce l’incremento, così come indica il patto costituzionale del nostro Paese. I tempi che viviamo, peraltro, lo richiedono e – conclude Caramaschi – l’iniziativa che le nostre basi ci hanno chiesto di realizzare ne sarà strumento».






Ultimi commenti
che in pratica nient'altro significa se non far pagare ai soliti noti (gia' abbondantemente vessati), costi che una massa di parassiti non puo' tirar fuori....
Già...Pantalon paga/il comune = pavone si fa bello con le piume nostre. Come sempre!
In realtà, direi che lo sciacallaggio è opera del c.d. centro sociale: privatizza gli introiti, tutti ad uso interno, mentre socializza le spese, scaricate sull'ignaro
però a dire certe baggianate una persona seria non sente un minimo di imbarazzo?
Cosa non sarebbe Reggio Emilia senza di lei. Futuro Sindaco ? Sindaca ? Sindac* ? o direttamente su uno scranno del Parlamento ?