Con una crisi energetica e produttiva “che rischia di essere peggiore di quella causata dal Covid”, l’Europa deve mettere in campo “un nuovo Pnrr straordinario per l’agricoltura”, con risorse aggiuntive rispetto alla Pac (la Politica agricola comune europea), “per fronteggiare l’aumento dei costi di produzione, sostenere gli investimenti e garantire così la salute dei cittadini e la sopravvivenza delle imprese agricole che garantiscono a tavola cibo sano e sicuro”: è questa la proposta lanciata da Coldiretti durante la giornata conclusiva del Forum internazionale dell’agricoltura e dell’alimentazione.
Per l’associazione, l’agricoltura sta affrontando una crisi “che rischia di essere persino più grave di quella vissuta durante la pandemia”: guerre, esplosione dei costi energetici, tensioni commerciali e instabilità geopolitica stanno mettendo sotto pressione la tenuta economica delle imprese e la capacità produttiva europea e mondiale.
Secondo un’elaborazione del Centro studi Divulga, se l’aumento medio dei prezzi dell’energia e degli input agricoli registrato nella prima metà del 2026 dovesse perdurare, verrebbe a mancare dalle tavole mondiali una produzione di cereali pari a oltre 230 miliardi di pasti, che andrebbe a colpire soprattutto i Paesi più poveri.
Dall’avvio della guerra in Iran il prezzo del gasolio agricolo è praticamente raddoppiato. A settembre la quotazione media mensile (1,561 euro) è stata la più alta mai registrata, superando il record del giugno del 2022 (1,559 euro), legato in quel caso soprattutto alle conseguenze dello scoppio della guerra in Ucraina.
Per arare un campo di 11 ettari, la dimensione media di un’azienda agricola italiana, oggi un agricoltore spende circa 600 euro in più rispetto allo scorso febbraio. In impennata anche il prezzo dei fertilizzanti, che sono arrivati a superare gli 800 euro a tonnellata, e quello dei materiali, a partire dalla plastica.
A tutto ciò vanno aggiunti i danni causati dai cambiamenti climatici: tra caldo estremo, siccità, grandine e roghi i danni all’agricoltura italiana hanno superato i tre miliardi di euro, secondo una stima della stessa Coldiretti. Una vera e propria emergenza che rischia di compromettere non soltanto il reddito degli agricoltori, ma la stessa sicurezza alimentare del Paese e del continente.
“Siamo profondamente europeisti, ma non possiamo più accettare questa Europa, ostaggio di una tecnocrazia autoreferenziale, distante dai cittadini e incapace di difendere i propri interessi strategici”, tuona il segretario generale di Coldiretti Vincenzo Gesmundo: “Serve un’Europa diversa, che torni a essere dei popoli e non dei burocrati, che metta al centro la sicurezza alimentare anziché sacrificarla sull’altare di un mercato globale senza regole. Le guerre e le crisi internazionali hanno smascherato il fallimento di questa visione miope. Continuare a indebolire l’agricoltura europea significa mettere a rischio la libertà stessa dei cittadini. Perché un continente che rinuncia a produrre il proprio cibo rinuncia alla propria sovranità e consegna il suo futuro nelle mani degli altri. È ora che l’Europa si svegli”.
Sulla stessa linea il presidente di Coldiretti Ettore Prandini: “Servono risorse europee perché la crisi internazionale richiede risposte per non sacrificare nessuno Stato membro. L’Europa è tra le maggiori potenze agricole del pianeta, ma ha un punto debole che deve preoccupare tutti: il ricorso all’estero per approvvigionarsi di alcune materie prime strategiche. La crisi in corso rischia di accentuare questa dipendenza in maniera enorme, se non si interviene subito. Si lega a questo anche il capitolo della Pac e del nuovo quadro finanziario dell’Ue. Sarebbe una follia tagliare anche un solo centesimo delle risorse per l’agricoltura, perché significherebbe mettere a rischio il futuro stesso dell’Unione e dei suoi cittadini”.






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