Doveva venire a Reggio Emilia per formarsi al Centro Malaguzzi. Andrà invece a Los Angeles, in tre centri ebraici per l’infanzia che applicano il Reggio Emilia Approach. È la prima conseguenza concreta della frattura aperta tra Reggio Children e le scuole ebraiche americane dopo la cancellazione dello study tour di ottobre.
Katie Riggs, responsabile dell’educazione per l’infanzia della Community Day School di Pittsburgh, faceva parte del gruppo diretto a Reggio. Dopo la cancellazione del viaggio proseguirà la formazione negli Stati Uniti, visitando tre centri “Reggio-inspired” del Wilshire Boulevard Temple di Los Angeles. A raccontarlo è Casey Weiss, responsabile della scuola di Pittsburgh, sul Philadelphia Jewish Exponent.
Non è l’unica visita perduta. Anche la Solomon Schechter Day School di Bergen County, New Jersey, ha ritirato una propria educatrice da un successivo viaggio a Reggio previsto per novembre.
La rottura nasce dalla vicenda esplosa attorno alla delegazione di educatori ebrei americani attesa al Centro Malaguzzi. Nel confronto precedente al viaggio venne prospettata una dichiarazione sulla guerra a Gaza e sui territori occupati. Nell’audio diventato pubblico la presidente di Reggio Children Maddalena Tedeschi parla della necessità di ottenere dichiarazioni di distanza da guerra e genocidio e aggiunge: “Sennò se non firmano non vengono”. Reggio Children ha successivamente sostenuto che quella formulazione non fosse diventata una condizione formale per partecipare.
Per gli interlocutori americani il punto è un altro: a educatori di istituzioni ebraiche impegnati in un viaggio pedagogico veniva chiesto di prendere posizione sulle politiche del governo israeliano. Cinque tra le maggiori organizzazioni ebraiche degli Stati Uniti — ADL, American Jewish Committee, Jewish Federations of North America, Conference of Presidents e Prizmah — hanno definito quanto accaduto un test politico e denunciato il carattere antisemita della selezione degli educatori sulla base dei loro legami con Israele. Hanno chiesto a Reggio Children scuse pubbliche, riconoscimento dell’antisemitismo denunciato e garanzie per il futuro.
La crisi comincia ora a spostarsi dalle dichiarazioni ai comportamenti.
Le scuole americane coinvolte non stanno necessariamente abbandonando Malaguzzi. Al contrario, alcune ribadiscono di voler continuare a lavorare secondo il suo modello. Ma possono farlo senza venire a Reggio Emilia.
È il risultato della stessa diffusione internazionale del Reggio Emilia Approach. Dopo decenni di collaborazioni, study tour e formazione, negli Stati Uniti esiste ormai una rete di scuole “Reggio-inspired” con competenze sufficienti per trasmettere e sviluppare autonomamente quei principi.
Finora questa rete alimentava i viaggi verso Reggio. Adesso, almeno nei primi casi documentati, accade il contrario: una visita viene cancellata, un’altra viene ritirata, un percorso formativo viene trasferito negli Stati Uniti.
Il metodo Malaguzzi resta un riferimento. Reggio Emilia non è più l’unico luogo nel quale studiarlo.
Ed è proprio questo il rischio aperto dalla rottura con le scuole ebraiche americane: che la crisi colpisca non la fortuna internazionale del Reggio Emilia Approach, ma la centralità di Reggio Children e della città nel sistema che porta il loro nome.






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