“Colata di Idice”, anche il Consiglio di Stato dà ragione alla sindaca di San Lazzaro Conti

San Lazzaro di Savena

Il Consiglio di Stato si è pronunciato in via definitiva sul caso della cosiddetta “colata di Idice”, l’insediamento edilizio (che avrebbe previsto 582 appartamenti e decine di negozi, su un’area verde di 284.000 metri quadrati) che fu bocciato tra molte polemiche nel 2015 dalla sindaca di San Lazzaro di Savena Isabella Conti, la quale con due delibere comunali dispose la decadenza del piano operativo e del piano urbanistico.

In seguito a quella decisione, diverse imprese interessate avevano chiesto risarcimenti milionari lamentando danni derivanti dalla mancata realizzazione dell’insediamento urbanistico, ma il Consiglio di Stato ha riconosciuto che quella dell’amministrazione comunale fu una deliberazione corretta sia sotto il profilo giuridico che dal punto di vista dell’interesse pubblico.

“La vittoria più potente e importante della nostra vita, è arrivata”, ha commentato la sindaca Conti, ricordando che la vicenda “ha segnato in modo irreversibile non solo la mia vita, ma anche quelle dello straordinario avvocato e amico fraterno Michele Cristoni e di Anna Maria Tudisco, architetta e coraggiosa dirigente all’urbanistica. Eravamo noi tre, quando tutto è iniziato sette anni fa, fino a notte fonda in comune per studiare gli atti e capire come procedere in modo ineccepibile. Siamo andati incontro a tempeste di fango, pressioni, tentativi di condizionamento”.

Conti, eletta all’epoca tra le file del Partito Democratico ma passata in seguito (anche per gli sviluppi di questa vicenda) a Italia Viva, denunciò di aver ricevuto forti pressioni da ambienti politici e dal mondo della cooperazione e delle imprese affinché rivedesse la sua decisione.

L’inchiesta che ne seguì coinvolse esponenti del Pd, dirigenti di cooperative e rappresentanti delle imprese costruttrici; alla fine l’inchiesta fu archiviata, ma dalle indagini emerse – come scrisse la procura – “una condotta pressoria, a volte qualificata da toni, espressioni e insistenze dimostrativi di una subalternità agli interessi economici e da una concezione della politica in cui l’interesse pubblico può essere anche subordinato a quelli privati configgenti”, anche se tale condotta non fu giudicata dai magistrati “realmente intimidatoria e tale da meritare la sanzione penale”.

“Ricordo il senso di solitudine ed emarginazione che vivevo anche all’interno della comunità politica in cui sono nata e cresciuta.
In diversi, ancora oggi, non mi hanno perdonato il fatto di avere anteposto l’interesse pubblico e il bene comune agli interessi privati di mondi economici prossimi”, ha spiegato la sindaca.

“Abbiamo vinto e questa meravigliosa area verde non verrà mai più cementificata, perché nel frattempo abbiamo cambiato tutti gli strumenti urbanistici stabilendo che a San Lazzaro non si consuma più nemmeno un centimetro di terreno. Abbiamo vinto in modo talmente netto e cristallino che gli appellanti sono stati condannati anche a pagare al Comune le spese legali”.

La sindaca Conti si è anche tolta qualche sassolino dalle scarpe: “Avrei un’infinità di cose da raccontare, perché mi ricordo tutto.
Tutto. Le illazioni, i veleni, l’isolamento, la solitudine. Soprattutto però voglio ricordare il sostegno degli amici, gli sguardi preoccupati ma orgogliosi, le premure di chi mi ha sempre voluto bene, gli abbracci in strada dei miei cittadini, i legami indissolubili generati con chi ha affrontato questa traversata nel deserto insieme a me”.

Ma adesso “è finita. Abbiamo vinto. Avevamo ragione su tutto. Quei terreni rimarranno verdi, salvati dalla mia tenacia e ostinazione, dal coraggio e dalla tecnica di Anna Maria e dalla geniale e inarrivabile competenza giuridica di Michele. Voglio dire a tutti i sindaci in Italia che si trovano a combattere per il proprio territorio in vicende urbanistiche complesse e difficili che siamo con loro, che ci siamo per loro, che si può, si deve fare”.



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