“Alla festa della rivoluzione” – Claudia Salaris

rivoluzione
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Cent’anni fa l’impresa dannunziana di Fiume. La “marcia di Ronchi” del 12 settembre 1919 in risposta alla “vittoria mutilata”, alla mancata assegnazione della croata Fiume (Rijeka) all’Italia. Ma questo libro non vi racconta la storia politica di quell’impresa e dell’impatto che ebbe nell’Italia dell’immediato primo dopoguerra. Vi introduce, come recita il sottotitolo, fra gli artisti e i libertari che seguirono Gabriele D’Annunzio a Fiume. E vi garantisco che ne vedrete delle belle. Per chi ha una sorta di allergia nei confronti dei libri di storia con note a piè pagina, si legga le pagine di Scurati di “M” dedicate al Vate e al futuro duce. È un compromesso onorevole per cogliere le dinamiche politiche dell’Italia dopo la Grande carneficina.

Salaris, riprendendo le considerazioni dello storico Renzo De Felice, scrive che per leggere i «fatti di Fiume non giova interpretare il fenomeno solo attraverso la lente del fascismo». La Quinta stagione del mondo, come Gabriele D’Annunzio definiva la nuova realtà di Fiume, la Città di vita, era divisa fra i “ragionevoli” e gli “scalmanati”, questi ultimi però – scrive l’autrice – «sono stati i veri rappresentanti del fiumanesimo, dando all’impresa il suo carattere più significativo; quello di un’esperienza irripetibile e soprattutto anticipatrice d’un nuovo ordine politico-sociale, per cui, nel periodo postfiumano, molti tra i legionari si sarebbero nettamente schierati contro il fascismo».

Ecco allora, dopo la breve ma indispensabile introduzione, ci possiamo tuffare nel Carnaro, in quel braccio di mare dell’Adriatico dove la città di Fiume si specchia. Luogo da cui gli “Uscocchi”, come li battezzò D’Annunzio, i pirati fiumani, partivano e tornavano con il bottino per sfamare e armare la città-stato assediata dalle truppe e dalla Marina italiane. Navi sequestrate, cavalli rapiti. Dove l’“ordine lirico”, sancito nella Carta del Carnaro (estate del 1920), ogni giorno trovava un nuovo equilibrio dinamico intorno al cui collo, però, si andava stringendo sempre più il cappio che si stringerà mortalmente nel “Natale di sangue”, del dicembre successivo, e che porrà fine alla Festa della rivoluzione. Ma fino ad allora Fiume fu meta di futuristi come FT Marinetti, Giovanni Comisso, Mario Carli; di spiriti liberi come Guido Keller; di letterati e musicisti come Leon Kochnitzky; di sindacalisti rivoluzionari come Alceste De Ambris; di arditi del Piave; di donne libere come la marchesa Incisa di Camerana. Tutti uniti nell’essere Legionari del Vate, che in terra fiumana troverà una seconda giovinezza. Non mancavano, naturalmente, lestofanti, avventurieri e bricconi.
L’utopia politico-sociale, artistica e beffarda sperimentata nella “Città senza regole” proietterà la sua ombra nei movimenti giovanili della seconda metà del ’900: dai poeti beat come Allen Ginsberg ai “blouson noir” e alla Parigi del maggio 1968 (“fantasia al potere” che risuona del lirismo della Carta del Carnaro); dagli hippies coi colori sgargianti alle uniformi militari stravolte che ritroviamo in Andrea Valcarenghi ai cortei degli Indiani metropolitani nei Settanta.
In appendice a questo libro, sorprendente, le pagine dedicate a “D’Annunzio e l’avanguardia”.

Claudia Salaris, Alla festa della rivoluzione. Artisti e libertari con D’Annunzio a Fiume, Il Mulino, Bologna, nuova edizione, pp. 290, 14,00 euro (recensione di Glauco Bertani).

Si ringrazia la Libreria del Teatro, via Crispi 6, Reggio Emilia.

Valutazione da 1 a 10
stile narrativo 7
tematica 8
potenzialità di mercato 6

Colonna sonora:

FRANKIE GOES TO HOLLYWOOD, Relax

EINSTÜRZENDE NEUBAUTEN, Die Wellen

IRON BUTTERFLY, In-A-Gadda-Da-Vida [Single Version]

NOUVELLE VAGUE, Master And Servant

DAVID BOWIE, Helden

JOSEFIN ÖHRN + THE LIBERATION, Horse Dance

I nostri voti


Stile narrativo
7
Tematica
8
Potenzialità di mercato
6




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