Caso Saman, Amico: contro il patriarcato riforma della cittadinanza

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Scrive Federico Amico, presidente Commissione Parità e Diritti delle persone, Assemblea legislativa Regione Emilia-Romagna: “La vicenda di Saman Abbas ci tiene tutti con il fiato sospeso. Se i timori terribili di queste ore sono fondati, siamo di fronte all’ennesimo femminicidio di una giovane donna in cerca della propria autodeterminazione. Un’altra vittima del patriarcato, un sistema maschilista che è trasversale a oriente e occidente, a Islam e Cristianesimo. Solo nella nostra regione ogni anno vengono denunciate decine e decine di situazioni di sottomissione, difficoltà psicologica o violenza fisica ai danni di ragazze minorenni. Per non parlare dei casi che rimangono sommersi. In contrasto con le posizioni della destra, che anche in questi giorni invoca il suprematismo della cultura occidentale, è fondamentale essere consapevoli che il destino di ognuna di loro ci riguarda.

Anche nel nostro paese esistono retaggi di tradizioni che continuano a tenere segregate le donne in condizione di subalternità. Diciamolo in maniera inequivocabile: non si tratta di un conflitto culturale ma di una violazione dei diritti delle donne. Il matrimonio forzato è un reato, così come le pratiche di mutilazione dei genitali femminili, e ha fatto bene l’Unione delle comunità islamiche a stigmatizzarne la pratica. La violenza però è un fenomeno strutturale complesso, a cui concorrono condizioni di svantaggio sociale, economico, culturale e relazionale tra loro interdipendenti. Per questo è nostro dovere fare tutto il necessario per rimuovere immediatamente gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona, come stabilisce l’articolo 3 della nostra Costituzione, perché quel mancato sviluppo spesso comporta l’esposizione delle donne alla violenza.

Chi in questi giorni denuncia il fallimento dei processi di integrazione è, guarda caso, chi quest’integrazione non la persegue. Chi ritiene che una persona che nasce, cresce e studia in Italia non ha il diritto o la dignità di essere una cittadina o un cittadino italiano. È anche questa negazione a produrre la separazione che spinge le comunità a chiudersi in loro stesse e a non riconoscersi come parte di sistema. Ed è a causa di questa negazione che una parte dei compagni di classe dei nostri figli – centinaia di migliaia di ragazze e ragazzi come Saman – sono a tutti gli effetti lasciati ai margini. Margini dove spesso vivono le donne, vittime di una divisione tra due mondi, non riconosciute dal paese di provenienza né da quello che dovrebbe accoglierle.

Ai centri antiviolenza, ai servizi sociali, alle istituzioni vanno riconosciute la capacità e l’abnegazione nell’intervenire a salvaguardia dei più fragili, il loro essere antenne sul territorio, il successo di tanti percorsi di autonomia che danno esito positivo e che la vicenda di Saman Abbas nella sua tragicità non può cancellare. Ma queste realtà rischiano di avere le armi spuntate se non riusciamo a «rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e la partecipazione all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese». Ostacoli che non rimuoveremo certo ponendo una cultura contro l’altra.

L’impianto legislativo che punisce a livello transnazionale ogni forma di violenza contro le donne – dalla Convenzione di Istanbul alla legge “Codice rosso” – deve essere rafforzato con una riforma della cittadinanza. È altrettanto fondamentale intervenire sul nostro sistema culturale in tema di diritti e dignità della persona, costruendo prospettive identitarie diverse per gli adolescenti di seconda generazione. Serve una formazione sul tema dei matrimoni forzati, perché vengono ancora affrontati con un relativismo culturale. Eravamo tanti qualche giorno fa a Novellara a tenere accesa una luce di speranza per Saman, ma dobbiamo essere altrettanti tutti i giorni a denunciare e combattere il patriarcato. Perché il destino di ogni ragazza e di ogni donna ci riguarda”.



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