Non si placa la polemica per l’esibizione della Gang P38 al circolo Arci il Tunnel di via del Chionso a Reggio Emilia. La sera del primo maggio, il gruppo musicale, passamontagna in testa a coprire la faccia, è stato protagonista di un concerto con tanto di bandiere delle Brigate Rosse e brani inneggianti agli Anni di Piombo con riferimenti all’assassinio di Aldo Moro. In coro unanime il mondo delle istituzioni e della politica ha condannato la triste messa in scena al circolo Tunnel.
Ma non è la prima volta, e non poteva essere altrimenti, che la band finisce sotto i riflettori della cronaca e nelle pieghe delle indagini della Digos. Infatti, un episodio altrettanto grave era già accaduto a Pescara, solo pochi giorni prima, il 25 aprile, giorno della liberazione, in un locale del centro storico della cittadina abruzzese.
In base all’esposto poi presentato in questura dal carabiniere Bruno D’Alfonso, figlio di appuntato dell’Arma morto in un conflitto a fuoco proprio con le Br, nel locale di Pescara, il gruppo musicale che si è esibito avrebbe inneggiato al terrorismo rosso.
La band avrebbe “inneggiato con chiari slogan e cori alle Brigate rosse, con frasi inequivocabilmente di stampo sovversivo e tendente alla rifondazione del sodalizio criminoso originario degli Anni di Piombo, anche con vendita di magliette con la scritta “Curcio”.






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È così, siamo in balia di 300 persone, poco meno o poco più che si fan forte della debolezza, per non dir oltre
Siamo profondamente d'accordo sulla tutela del bosco Ospizio.Non esiste assolutamente la necessita' di in supermercato in quella zona della citta',gia' molto servita da altri […]
Una sorta di setta neopagana di pseudo eco-ambientalisti convinti di rappresentare una avanguardia per la salvezza del mondo e del genere umano. Immagino che questa
Mario deve capire che questi signori saranno messi in condizione di tornare a fare il loro mestiere solo dopo che il ns rigidissimo e temibilissimo […]
Esatto!!!