L’ondata di calore che sta soffocando l’Emilia non sta risparmiando nemmeno i nidi e le scuole dell’infanzia di Reggio, dove in questi ultimi giorni sono state registrate temperature interne arrivate anche fino a 34-36 gradi centigradi, con tassi di umidità che rendono l’aria irrespirabile.
Ne è pienamente consapevole Federico Ruozzi, presidente dell’Istituzione scuole e nidi dell’infanzia del Comune di Reggio Emilia: “L’emergenza caldo c’è, con buona pace di chi ancora pensa che il surriscaldamento globale sia una fake news. E non c’è nemmeno bisogno di avere un figlio in una scuola per accorgersene, anche se le scuole sono sicuramente gli ambienti dove più grava questa situazione. E i dati sono drammatici”.
“Sono tra quelli che riconosce nella scuola una forza emancipatrice, e quindi milanianamente ho sempre aderito all’idea di ‘più scuola per tutti’, inteso come incremento del tempo scuola, ma è naturale che siamo di fronte a una situazione che deve farci riflettere. In Italia, fonte Ministero, solo il 7,42% degli edifici scolastici è provvisto di un impianto di condizionamento e ventilazione. E questo certifica una impossibilità sia di frequenza nelle scuole italiane nei mesi più caldi, sia delle condizioni di lavoro per fare scuola da parte delle insegnanti”.
“Come presidente dell’Istituzione scuole e nidi del nostro Comune”, rivela Ruozzi, “sento tutta la responsabilità della condizione di disagio, di un’edilizia scolastica figlia degli anni Settanta, pensata in un altro periodo della storia. Ed è per questo che erano così importanti gli interventi sui nidi all’interno del piano Pnrr, che indubbiamente aprivano altri comprensibili disagi nel breve periodo, ma nel lungo erano il tentativo di intervenire su due elementi fondamentali: la messa in sicurezza e il risparmio energetico”.
“Le scelte che, come direzione, abbiamo preso in queste settimane sono state misure che hanno provato a rispondere all’emergenza contingente”, rivendica Ruozzi, ma allo stesso tempo “come Istituzione siamo chiamati a una responsabilità diversa, ovvero avviare un piano sistemico di interventi strutturali. Con l’assessora Mahmoud e il Comune stiamo già pianificando azioni da intraprendere, grazie alla mappatura e alle riflessioni che abbiamo fatto nei mesi scorsi”.
Con un però: “Credo che i Comuni non possano essere lasciati soli. Questa è una sfida che chiama a una responsabilità il governo, perché non possono esserci alcune città virtuose dimenticando il resto del Paese. Occorre un piano straordinario che si prenda cura dell’edilizia scolastica tout court, che intervenga a livello infrastrutturale per mettere il Paese nelle condizioni di poter fare scuola. E i giornali e la classe politica non dovrebbero accorgersi della scuola solo a giugno o a settembre: la scuola c’è 365 giorni all’anno, e 366 negli anni bisestili, come diceva Lorenzo Milani”.
E allora “come Comune possiamo dare delle risposte, ma è insieme che si cambiano le cose”, conclude Ruozzi: “Con Anci, con la Regione, come sta provando a fare l’assessora. E a livello nazionale. E allora qui a Reggio Emilia, proprio per l’autorevolezza che si è guadagnata nella fascia 0-6 anni, dobbiamo provare a essere capofila di queste sfide e far sentire la nostra voce, come voce delle tante realtà che fanno anche più fatica”.






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