Giù l’indice Rt in Italia: è a quota 0,82

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L’ultima riunione in ordine di tempo della cabina di regia tra Ministero della salute, Istituto superiore di sanità e Regioni ha certificato l’ennesima discesa (l’ottava consecutiva) dell’indice Rt relativo all’epidemia di nuovo coronavirus in Italia, confermando una tendenza al ribasso in atto senza interruzioni dall’inizio del mese di agosto.

Il valore dell’indice di trasmissibilità medio dell’infezione da virus Sars-Cov-2, secondo i numeri del ministero e della Protezione civile riferiti al periodo compreso tra il primo e il 14 settembre, dopo essere già diminuito la settimana precedente (quando era a quota 0,85) è ulteriormente calato anche nei giorni successivi, scendendo a 0,82 (range: 0,81 – 0,82) e rimanendo dunque sotto la soglia epidemica (Rt = 1) che separa una situazione di epidemia in avanzamento (Rt maggiore di 1) da una situazione di epidemia in regressione (Rt inferiore a 1).

Stabile a quota 0,86 (range: 0,82-0,90), invece, il cosiddetto “Rt ospedaliero”, ovvero l’indice di trasmissibilità basato sui casi di Covid-19 con ricovero ospedaliero.

Il monitoraggio settimanale sullo stato dell’epidemia ha evidenziato inoltre una nuova discesa (la terza consecutiva, in questo caso) dell’incidenza settimanale dei contagi, passata da 54 a 45 nuovi casi di positività riscontrati ogni 100mila abitanti; un valore che torna dunque al di sotto della soglia ideale di 50 nuovi casi ogni 100.000 abitanti, che consente un miglior controllo della trasmissione del virus grazie a un più efficiente contenimento (ovvero l’identificazione dei casi e il tracciamento dei relativi contatti).

Stabile il quadro delle regioni e delle province autonome classificate a rischio moderato, che sono al momento soltanto quattro: Valle d’Aosta, Piemonte e Province autonome di Trento e di Bolzano, mentre tutte le altre regioni sono attualmente considerate a rischio basso (e nessuna regione o provincia autonoma è ritenuta a rischio epidemico alto).

Si è confermata, nel frattempo, l’inversione del trend (finora al rialzo) dei ricoveri ospedalieri associati a Covid-19: il tasso di occupazione nei reparti di terapia intensiva è infatti sceso dal 6,1% al 5,4%, con un numero di persone ricoverate passate dalle 554 del 14 settembre alle 516 del 21 settembre; anche il tasso di occupazione in aree mediche a livello nazionale ha fatto segnare un leggero decremento, scendendo dal 7,2% al 6,8%, con un numero di persone ricoverate passate dalle 4.165 del 14 settembre alle 3.937 del 21 settembre.

La circolazione della variante delta, ha confermato ancora una volta l’Istituto superiore di sanità, “è ancora prevalente in Italia. Questa variante è dominante nell’Unione Europea ed è associata a un aumento nel numero di nuovi casi di infezione anche in altri paesi con alta copertura vaccinale. Una più elevata copertura vaccinale e il completamento dei cicli di vaccinazione rappresentano gli strumenti principali per prevenire ulteriori recrudescenze di episodi di aumentata circolazione del virus, sostenuta da varianti emergenti con maggiore trasmissibilità”.



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