La sezione italiana di Amnesty International ha pubblicato il rapporto “Abbandonati” denunciando presunte “violazioni dei diritti umani in cinque campi” (diritto alla vita, diritto alla salute, diritto alla non discriminazione, diritto a non essere sottoposti a trattamenti inumani e degradanti e diritto al rispetto della vita privata) che sarebbero avvenute nelle residenze socio-sanitarie e socio-assistenziali durante la prima ondata della pandemia di nuovo coronavirus.
La ricerca ha riguardato in particolare le strutture per anziani di Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna. Lo studio, nell’ambito del quale sono state raccolte oltre 80 interviste nelle tre regioni, ha analizzato l’impatto delle decisioni e delle pratiche di risposta alla pandemia rilevando la mancata tutela di alcuni diritti fondamentali di ospiti e operatori causata dal ritardo – o dalla totale mancanza – nell’emanazione di provvedimenti adeguati; ritardi o mancanze che avrebbero favorito la diffusione del virus all’interno di tali strutture, con le tragiche conseguenze del caso.
“Nel cuore della prima ondata l’Italia, e altri grandi paesi, hanno fatto scelte che ci sembrano profondamente sbagliate da un punto di vista etico, guardando alla vita solo in termini economici”, ha spiegato il direttore generale di Amnesty International Italia Gianni Rufini. “Ci dev’essere una riflessione profonda che plasmi le politiche del governo in materia di sanità”.
“Decisioni e pratiche delle autorità a tutti i livelli hanno anche avuto un impatto sui diritti alla vita privata e familiare degli ospiti delle strutture ed è possibile che, in certi casi, abbiano violato il diritto a non essere sottoposti a trattamenti inumani e degradanti”, ha dichiarato la ricercatrice Donatella Rovera.

Tra le accuse contenute nel rapporto: l’intempestiva chiusura alle visite esterne delle strutture, il mancato o tardivo sostegno delle istituzioni nella fornitura di dispositivi di protezione individuale, il ritardo nell’esecuzione di tamponi sui pazienti e sul personale sanitario, la de-prioritizzazione di questa tipologia di presidi rispetto a quelli ospedalieri, l’assenza di screening (a livello uniforme sul territorio nazionale) continuativo e a cadenza regolare, i trasferimenti di pazienti dimessi dagli ospedali – sia con Covid-19 che con possibili sintomi riconducibili alla malattia – verso le strutture di residenza sociosanitarie e socioassistenziali, la mancata attuazione dei protocolli per l’isolamento degli ospiti e per la separazione degli spazi.
Il rapporto di Amnesty International Italia, infine, contiene anche numerose testimonianze di operatori sanitari e di familiari di pazienti anziani che hanno riferito dell’impossibilità o dei gravi ostacoli incontrati nel tentativo di far ospedalizzare gli ospiti con Covid-19 o con sintomi simil-influenzali.






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