Giovedì 16 settembre c’era anche la sagoma di cartone di Patrick Zaki a campeggiare sugli scranni del rettorato di Bologna durante la consegna dei diplomi di laurea del master europeo in studi di genere Gemma (curriculum Women’s and Gender Studies), che il ricercatore egiziano ha frequentato fino a pochi giorni prima del suo arresto, avvenuto all’aeroporto del Cairo il 7 febbraio del 2020.
Anche Zaki, se fosse stato libero, avrebbe dovuto laurearsi in questa sessione assieme ai suoi compagni. Il ricercatore, invece, è detenuto in carcere in Egitto in custodia preventiva da oltre un anno e mezzo. Zaki è accusato di “diffusione di notizie false dentro e fuori il paese”: se sarà condannato – il processo è iniziato nei giorni scorsi presso il tribunale di Mansoura, dove è stata celebrata la prima udienza-lampo, subito aggiornata al prossimo 28 settembre – rischia una pena fino a cinque anni di carcere.






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al Sig. Grasselli che si domanda" cosa dovrebbero fare altrimenti i reggiani? Aspettare le prossime elezioni"? posso rispondere con granitica certezza che appena ci sara' […]
Ha scritto bene la Sig. ra Notari, chi amministra vive in quartieri protetti e pontifica su cose che non vive e che non toccano la
Incredibile: colpa della sssssinistra (nessuno sa dove sia, ma è sempre colpa sua).