Nell’udienza di martedì primo febbraio il giudice del tribunale egiziano di Mansura ha aggiornato al prossimo 6 aprile il processo a carico di Patrick Zaki, lo studente egiziano dell’Università di Bologna (iscritto al master europeo Gemma in studi di genere e delle donne) scarcerato lo scorso 8 dicembre dopo 22 mesi di detenzione ininterrotta in Egitto: era stato infatti arrestato il 7 febbraio del 2020 al suo arrivo all’aeroporto del Cairo, e da quel momento la sua custodia cautelare era stata rinnovata senza soluzione di continuità per quasi due anni.
Il giovane ricercatore, attivista per i diritti umani e di genere, prima dell’udienza è stato tenuto per circa mezz’ora nella “gabbia degli imputati”, come ha rivelato lui stesso ai giornalisti al termine dell’udienza.
Zaki è accusato di “diffusione di notizie false dentro e fuori il paese” per un articolo giornalistico del 2019 relativo alla situazione della minoranza cristiana copta in Egitto, descritta da Zaki come perseguitata dall’Isis e discriminata da frange della società musulmana. Non ci sono al momento previsioni attendibili sulla possibile durata del processo: qualora dovesse essere condannato per questa accusa, rischia una pena fino a cinque anni di detenzione. Pur ammettendo preoccupazione per le passate accuse di istigazione al terrorismo, Zaki ha fatto sapere di non ritenere che questa parte di dossier possa essere riaperta.
“In queste settimane non abbiamo mai smesso di monitorare la situazione giorno per giorno: sapevamo che il rinvio era possibile, addirittura probabile”, ha commentato il rettore dell’Università di Bologna Giovanni Molari: “Ancora una volta non possiamo che attendere, vigilare, impegnarci attivamente, augurando a Patrick tutta la tenacia e la lucidità che gli serviranno per reggere a questo ennesimo rinvio. Patrick sa che siamo con lui, che tutta l’Alma Mater lo sostiene e lo attende, con un affetto più forte che mai”.






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