La procura di Bologna ha chiuso l’inchiesta sul trentenne di nazionalità albanese che a inizio ottobre, utilizzando un drone, aveva tentato di consegnare al fratello – detenuto nel carcere bolognese della Dozza – microtelefoni cellulari per comunicare con l’esterno. L’uomo era stato fermato e perquisito nei pressi della casa circondariale dalla polizia, che aveva trovato batterie per alimentare il drone, due smartphone e tre microtelefoni con sim e cavi di connessione.
All’uomo è stato notificato un avviso di fine indagine: è accusato di tentata indebita introduzione di dispositivi idonei alla comunicazione da parte di detenuti.
A mettere in allarme gli inquirenti bolognesi era stata la polizia di frontiera, che aveva informato i colleghi felsinei dell’ingresso in Italia del trentenne, già con precedenti alle spalle: gli investigatori emiliani, a quel punto, hanno quindi scoperto che l’uomo aveva prenotato una stanza in un albergo e che, con una valigetta al seguito, si era appostato in via del Gomito, vicino al carcere, per alcuni sopralluoghi.
Secondo quanto accertato dalle indagini, portate avanti in collaborazione con la polizia penitenziaria, l’obiettivo dell’uomo sarebbe stato proprio quello di sorvolare la struttura detentiva con il drone per consegnare al fratello i microtelefoni, adeguatamente imballati.






Ultimi commenti
Alle 18.30 in piazza Prampolini
Buongiorno, a che ora ci sara' la manifestazione? Grazie
La solita mortadella sugli occhi: questa dittatura della democrazia sinistra sta comprimendo i diritti dei cittadini "storici" per ingraziarsi i nuovi arrivati e tutti insieme
E da due anni che il comune si è accorto che esiste anche il turismo vediamo,il tempo sarà galantuomo o no
Sono io la ragazza di Scandiano, mi sono fermata perché stavano parlando con un mio amico e volevano portarlo in ospedale senza motivo, ho aperto […]