Aumenta, in Emilia-Romagna, l’indice del contagio. Ma secondo l’Istituto Superiore della Sanità, che ha fatto un monitoraggio dei dati sulla scorsa settimana, non è una delle undici regioni a rischio più elevato. Questo nonostante l’indice Rt, ovvero quello che misura la trasmissibilità dei casi sintomatici, sia salito a 1,63, al di sotto della media nazionale di 1,7, ma comunque al di sopra della soglia ‘di guardia’ di 1,5.
Se l’Emilia-Romagna non fa parte delle undici regioni per le quali sta già suonando l’allarme, tuttavia, è soprattutto perché secondo l’Iss al momento c’è un impatto del Covid sui servizi assistenziali considerato ‘basso’. Per questo, allo stato, la criticità è considerata “moderata”, ma con probabilità alta di progressione.
E i numeri delle ultime 24 ore, diffuse nel bollettino della regione, lo dimostrano: si è infatti registrato, come avviene ormai da giorni, un numero record di nuovi positivi: 1.763, scovati a fronte di 17.577 tamponi. Più di un nuovo positivo su due (929) è asintomatico, individuato cioè grazie all’attività di screening. Si registrano 11 morti, di età compresa fra i 78 e i 99 anni. Il numero di casi attivi sfonda per la prima volta quota 20mila (sono 21.421), ma calano i ricoverati in terapia intensiva che sono quattro in meno rispetto a ieri (119), mentre crescono quelli negli altri reparti Covid, che sono 1.157, 103 in più di ieri.
A preoccupare maggiormente è il numero dei ricoverati: “I dati – ha detto l’assessore alla Salute Raffaele Donini – sono cresciuti cinque volte tanto in 20 giorni e per noi è motivo di tensione e di sforzo infinito per chi lavora nelle strutture sanitarie. Gli ospedali stanno reggendo: questa azione combinata, tra ospedale e medicina territoriale sta reggendo, ma sempre con maggiore fatica e maggiore carico di lavoro”.






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