“In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo».
E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli» (Matteo 21,28-32).
Probabilmente, qualcuno di noi protesterà, di fronte a una parola così dura: “Noi abbiamo lavorato nella tua vigna, ci siamo sforzati di obbedire alle tue leggi, almeno a quelle che ci suggeriva la coscienza. Magari potevamo fare qualcosa di più ma, tutto sommato, siamo brave persone. Dov’è che abbiamo mancato?”.
Ci aiuta il riferimento a Giovanni il Battista. Credere a lui, voleva dire riconoscere il proprio limite: questo era più facile per i ladri e le prostitute, che non potevano cercare scuse o attenuanti. La loro vita era indifendibile, né si sentivano in grado di uscire dalla prigionia del loro peccato. Il battesimo di Giovanni voleva essere un’invocazione: l’acqua mi sommerga, muoia l’uomo vecchio, mi sia consentito di ricominciare. Gli osservanti della Legge facilmente cadevano nella presunzione e nella sua conseguenza, il giudizio e il disprezzo per quelli che non erano come loro.
Potrebbe darsi che il virus sia un nuovo Giovanni Battista? Certamente, esso ridimensiona le nostre illusioni di dominio e autosufficienza. Ancora una volta, può insinuarsi la superbia di Adamo. E’ il rischio della fiducia messianica nella scienza e, quando finalmente questo flagello cesserà, ci sentiremo autorizzati a cantare vittoria? Io stimo coloro che il virus lo combattono, medici, infermieri, scienziati, e coloro che cercano di attenuarne le conseguenze, gli uomini della politica e dell’economia. Ma vorrei vedere il loro cuore, se cioè l’incontro con la sofferenza dell’uomo li ha resi più pensosi; se c’è in loro la coscienza che il virus non è un incidente ma è l’evidenza di quel che cerchiamo di tenere nascosto, anzitutto il limite della morte, con la quale dobbiamo fare i conti, già adesso, non all’ultimo momento. Guardare in faccia la morte, vuol dire anche capire quello che è importante e quello che non lo è; a quel punto, diventiamo coscienti di un altro e ben più grave limite, quello del male, che corrompe dentro, che nasce nel cuore dell’uomo e ha conseguenze mortifere come la guerra, la profanazione del creato, l’ingiustizia conseguente all’avidità sfrenata, l’oppressione del povero.
Forse, tanta gente è arrabbiata perché intravvede questo male e non vuole accettare che esista, che i germi siano anche in ciascuno di noi. L’alternativa è affidarsi con umiltà al Padrone della vigna, chiedere a lui di essere guariti, come tutti gli altri.
Ci consola un particolare della parabola: tutti e due i protagonisti sono figli. Possono essere infedeli, pigri, paurosi, forse anche un po’ ipocriti; ma rimangono comunque figli. Dio non ripudia nessuno. “Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati”, dice san Paolo (1Timoteo 2,4). Accogliamo dunque il richiamo di questo paradossale Giovanni il Battista: il nostro rinnovamento nasce di lì e il frutto è la consolazione e la pace.







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Beh.... ma chi meglio di Coopservice puo' mettere a reddito e far diventare l'Arena la venue piu' appetibile per il circuito musicale internazionale ? Knebworth,Reading,
bellissima analisi della situazione. esattamente le riflessioni che ogni cittadino si sta facendo non tanto per l'evento che poteva interessare o meno ma proprio per […]
altro che crepa.... Elisa, se questo era l'anno del rilancio... siamo di fronte ad un abisso.... La "crisi" parte da lontano..pensate solo a due anni fa […]
Ma mi chiedo: con che faccia rimane al suo posto colui che ha causato tutto questo? Ma che crede, che Reggio sia una città di
Il Comune di Reggio Emilia, la regione Emilia Romagna, sono partner istituzionali della societa' C.Volo. Sono responsabili eccome. L'RCF Arena, ne scrivo come fosse un […]