Gli incendi sono stati probabilmente accesi da fulmini e ora hanno raggiunto dimensioni enormi. Dalle immagini satellitari diffuse è chiara l’entità del disastro: i più grandi incendi si trovano in Siberia, nelle regioni di Irkutsk, Krasnoyarsk e Buriazia, nonché in Yakutia, con conseguenze catastrofiche sull’ecologia.
Ma l’Artide brucia ormai da più di un mese, le regioni più fredde del pianeta sono sconvolte dagli incendi. Dalla Siberia all’Alaska, dal Canada alla Groenlandia, vi sono enormi nuvole di fumo sopra terre che per buona parte dell’anno sono coperte dai ghiacci e dalla neve. Si tratta di una situazione senza precedenti, che gli esperti riconducono al riscaldamento globale e alle sue nefaste conseguenze sull’equilibrio ambientale.

I circa 50 megatoni di anidride carbonica registrati a giugno, al 21 luglio erano già raddoppiati. Dai 50 (equivalenti a un anno di emissioni della Svezia) a 100 (un anno di emissioni del Belgio). Dalla Russia il fumo è stato trasportato dai venti, avanzando verso occidente di ben sei fusi orari. Oltre all’anidride carbonica, porta altri inquinanti, a cominciare dal particolato. Le temperature in Siberia a giugno sono state di 10 gradi oltre la media del periodo e situazioni analoghe ci sono anche dall’altra parte del Circolo polare artico. Nella gran parte dei casi, il fuoco non viene neanche spento: per contenere i costi, si interviene solo quando sono minacciati centri abitati o addirittura città. Una scelta economica che può avere conseguenze ambientali difficili da stimare.







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Di pessimo gusto appare la reazione di chi è uscito, non avendo argomenti concreti da opporre. Che pena! (ha perso una buona occasione per tacere/votare
Un modo per farsi notare, questo si di pessimo gusto, in mancanza di argomenti...
...secondo il principio: un melo fa sempre mele che cadono regolarmente accanto al medesimo!
"L’Europa dimostra di non capire niente. Il mondo dimostra di non capire niente” dice Castagnetti. Addirittura !! Niente. Il centro sinistra, e la sinistra, […]
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