La versione di Mahmoud: “Su Reggio Children ricostruzioni fantasiose e diffamatorie”

Marwa Mahmoud centro internazionale Loris Malaguzzi Reggio – CoRE

“In questi giorni su Reggio Emilia e su Reggio Children circolano ricostruzioni fantasiose e diffamatorie: insegnanti respinti perché ebrei, porte chiuse, profili controllati. Sono falsità e lo vogliamo dire con i fatti”.

È netta la presa di posizione di Marwa Mahmoud, assessora alle politiche educative del Comune di Reggio Emilia, che commenta così il caso politico che ha scosso la città negli ultimi giorni, quello della delegazione di insegnanti ed educatrici di scuole ebraiche statunitensi e israeliane attese al Centro internazionale Loris Malaguzzi per una visita di cinque giorni alla scoperta del Reggio Emilia Approach: il primo gruppo, dopo le polemiche, ha rinunciato al viaggio, mentre il secondo invece è regolarmente arrivato.

Sul documento scritto e pubblicato da Reggio Children, la Carta “Per una educazione democratica e partecipata”, “sono state dette moltissime cose”, sostiene Mahmoud, “ma crediamo sia importante riportare la versione integrale“, pubblicata sul sito di Reggio Children, “così ognuno può giudicare in autonomia”.

La Carta, ricorda l’assessora, “è nata dal confronto ed è coerente con quanto si insegna nelle scuole della nostra città” e sarà proposta “a tutte le delegazioni che arriveranno a Reggio Emilia, da qualsiasi Paese. È uguale per tutti”.

Anche in questo caso, però, così come il sindaco Massari in consiglio comunale, nessun accenno al fatto che la stessa Reggio Children, soltanto pochi giorni fa, avesse annunciato che alle delegazioni statunitensi e israeliane in arrivo sarebbe stata richiesta – “in risposta alle preoccupazioni emerse in città”, era stata la motivazione – anche una presa di distanza esplicita dalle politiche del governo di Israele.

Tornando alla Carta in questione, “la pubblichiamo”, spiega Mahmoud, “perché non abbiamo niente da nascondere. Le parole che chiediamo di condividere sono queste: diritti, dignità, pace, rifiuto della guerra e della violenza contro chiunque. Leggere in questo il germe dell’antisemitismo, arrivando a paragonare Reggio Children ai metodi del Terzo Reich (come ha fatto il presidente della Comunità ebraica di Milano, ndr), offende profondamente questa città e la sua storia. Le nostre scuole dell’infanzia sono nate nel 1945, dalle macerie della guerra e del nazifascismo, costruite dalle mani di donne e uomini che volevano che i loro figli crescessero in un mondo diverso. Da allora Reggio accoglie educatrici ed educatori da tutto il mondo e continuerà a farlo. A Reggio Children, alle sue pedagogiste e ai suoi pedagogisti, a chi ogni giorno porta nel mondo il pensiero di Loris Malaguzzi, va tutta la nostra fiducia”.

Ma per Mahmoud c’è anche “un’ultima cosa” da mettere in chiaro: “Ognuno è libero di criticare le nostre scelte, ed è giusto così. Diffondere fatti falsi, come dire che un assessore di questa città, addirittura l’assessora alle politiche educative, ha impedito a dei docenti di venire a Reggio per la loro appartenenza religiosa, è una palese falsità che offende noi e la città intera. Chi lo ha fatto, ne risponderà nelle sedi opportune e alcune azioni legali sono già state avviate. Lo facciamo per rispetto di questa città e dei bambini e delle bambine che ogni giorno vivono le nostre scuole”.

Reggio, conclude, “resta una città aperta ed educante, come sempre. E i nostri valori sono chiari: le scuole devono costruire un futuro di pace e collaborazione, valori che Reggio Children promuove da più di 30 anni”.



C'è 1 Commento

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  1. Giuseppe Caliceti

    Marwa, ma la Carta non c’entra nulla con quanto successo, è solo una foglia di fico che ora ci si mette davanti per non restare nudi… Dire che per rispondere alle “preoccupazioni emerse in città” avete fatto….. No, non credo sia il caso di alzare i toni… Proprio non hai capito cosa è successo… Mi dispiace…. Sarebbe meglio chiedere scusa non tanto ai docenti israeliani, ma ai reggiani che sono figli di quelle scuole che non hanno mai vietato l’ingresso a nessuno, neppure i disabili, e che per farlo entrare a scuola non gli ha mai chiesto di firmare o sottoscrivere o condividere alcuna cosa…. perchè se una scuola non è aperta a tutti, soprattutto alle personi più difficili e diverse da noi, lontane da noi, allora non è più una scuola ma qualcosa d’altro di cui non voglio neppure pronunciare il nome…. buon lavoro, e non buttarla sul personale perché la vicenda rischia di diventare ancora più triste….


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