A Reggio Emilia “metodi da Terzo Reich”. È durissimo l’affondo di Walker Meghnagi, presidente della Comunità ebraica di Milano, che ha commentato così il caso del gruppo di insegnanti, educatori ed educatori delle scuole ebraiche statunitensi attesi al Centro internazionale Loris Malaguzzi per partecipare a una visita di studio – organizzata dal Paradigm Project – alla scoperta del Reggio Emilia Approach, ma che a pochi giorni dalla partenza hanno rimandato il viaggio dopo aver ricevuto la richiesta di sottoscrivere una presa di distanza esplicita dalle politiche del governo di Israele.
“Al Comune di Reggio Emilia si promuovono progetti sull’inclusione e sui valori democratici, si invitano docenti americani di religione ebraica per attività didattiche e di dialogo, e poi si pretende di imporre loro dittatorialmente di prendere posizione su una vicenda politica, solo ed esclusivamente perché per il Comune di Reggio questi insegnanti appartengono alla ‘razza ebraica’”, accusa Meghnagi, che parla anche di “schedatura su base razziale”.
“I metodi e il clima instaurati da certi Comuni emiliani mi ricordano molto quelli di Goebbels e quanto scriveva il gerarca fascista Roberto Farinacci, ‘ebrei razza immonda da seppellire in quanto tali‘”.
“Non si può chiedere a un cittadino americano, a un docente, a un ebreo, di rispondere come ebreo, in quanto tale”, sottolinea il presidente della Comunità ebraica di Milano: “È la negazione totale dell’inclusione che a parole si dice di voler promuovere. È antisemitismo”.
Oltre all’indignazione, però, c’è anche una valutazione politica: “Chiedo che l’amministrazione comunale di Reggio si dimetta. Per il metodo indegno utilizzato e per l’enorme danno di immagine provocato all’Italia, visto che la notizia campeggia ormai in tutti i telegiornali americani e sta facendo il giro del mondo. L’Italia non può permettersi di passare per un Paese che discrimina gli ebrei in quanto ebrei”.






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