Massari si difende: “Reggio non chiede esami politici o religiosi”, poi blinda Mahmoud

Marco Massari e Marwa Mahmoud scuole Reggio Children – FBMM

Nella seduta di lunedì 12 ottobre del consiglio comunale di Reggio Emilia, il sindaco Marco Massari è intervenuto per fare il punto sul caso che in questi ultimi giorni ha fatto discutere anche fuori dai confini reggiani: la visita al sistema educativo di Reggio Children da parte di una delegazione di 22 educatrici di scuole ebraiche provenienti da Israele e la contestuale rinuncia di un altro gruppo di una settantina di educatrici ed educatori di scuole statunitensi.

“Anzitutto voglio respingere, come già fatto pubblicamente, le accuse irricevibili del presidente della Comunità ebraica di Milano“, ha esordito Massari, respingendo al mittente anche “le più prevedibili strumentalizzazioni politiche di una destra che interviene ancor prima di capire”.

“Reggio non è una città antisemita”, ha ribadito il sindaco: “È una città aperta a tutti, che fa dell’inclusione e del rispetto reciproco valori condivisi. Reggio è città medaglia d’oro per la Resistenza, è orgogliosamente antifascista e tollerante, aperta e plurale, è la città in cui è germogliato il pensiero di Loris Malaguzzi e quello di Prampolini, è una città che ha contribuito a scrivere la Costituzione, una città in cui la democrazia è un valore insindacabile. Queste radici, questa storia, non si cambiano per un malinteso o una presa di posizione strumentale, non si cambiano con una dichiarazione che mira solo a seminare odio”.

“Questa mattina”, ha ricordato Massari, “ho ricevuto la delegazione di educatrici e pedagogiste provenienti da Israele per studiare il nostro approccio educativo. Ho detto loro che le accogliamo senza tentennamenti nelle nostre scuole dell’infanzia e nel luogo in cui, da tanti anni, educatrici, educatori, insegnanti e ricercatori provenienti da tutto il mondo si incontrano per condividere esperienze, interrogarsi sul significato dell’educazione e costruire nuove possibilità per il futuro delle bambine e dei bambini.
La nostra città ha imparato, grazie al pensiero di Loris Malaguzzi e al lavoro di tante persone che ne hanno raccolto l’eredità, che educare significa prima di tutto ascoltare. Significa riconoscere ogni bambino come una persona portatrice di diritti, potenzialità, idee e linguaggi. Significa creare contesti nei quali le differenze non siano un ostacolo, ma una risorsa attraverso cui imparare gli uni dagli altri”.

Questa, per Massari, “è la forza del Reggio Emilia Approach: non essere un modello chiuso, ma una riflessione viva, che cresce attraverso il confronto con culture, storie e sensibilità differenti. Nel corso degli anni abbiamo imparato molto da chi è venuto qui e abbiamo condiviso con il mondo una parte importante della nostra esperienza. È uno scambio che ci ha arricchito e che vogliamo continuare ad alimentare. Ho ricordato poi che ogni cittadino, di qualsiasi Paese del mondo, che intenda dialogare di educazione è il benvenuto a Reggio Emilia. Nessuno deve sentirsi straniero o escluso a Reggio Emilia per la propria appartenenza nazionale, etnica, politica o religiosa”.

Reggio, ha sottolineato Massari in aula entrando nel cuore della questione, “ha espresso da tempo le proprie posizioni di critica delle politiche del governo israeliano, condannando il genocidio in atto in Palestina; è gemellata con la cittadina palestinese di Beit Jala, il cui sindaco abbiamo incontrato poche settimane fa. Al tempo stesso, la nostra comunità ha condannato con forza l’attentato del 7 ottobre 2023, così come condanna ogni forma di terrorismo, e continuerà a sostenere il rispetto del diritto internazionale, la tutela dei diritti umani e la necessità di costruire le condizioni per la pace per tutti i popoli”.

“Le posizioni che abbiamo espresso sul conflitto in Medio Oriente e sul genocidio di Gaza non sono state, non sono oggi, non saranno mai domani motivo per escludere educatrici, educatori e scuole di ogni parte del mondo dalla nostra accoglienza e dal nostro dialogo. Il dialogo non significa cancellare le differenze, né sospendere il giudizio sulle vicende del mondo. Significa riconoscere che le differenze esistono e che possiamo affrontarle senza rinunciare al rispetto reciproco, alla conoscenza e alla possibilità di costruire qualcosa insieme”.

È questo, secondo Massari, il senso della Carta “Per un’educazione democratica e partecipata”, “alla quale il nostro sistema educativo ha lavorato a lungo e che viene condivisa, a partire dai mesi scorsi, con tutte le delegazioni che verranno a Reggio e sulla quale tutti si confronteranno in modo aperto e approfondito. Non una carta chiusa, quindi, non un prendere o lasciare, ma un documento aperto, un punto di partenza che mette al centro i diritti dei bambini, veri protagonisti dimenticati di questa storia.
Noi vogliamo costruire ponti di rispetto, incontro e pace. E come non farlo partendo proprio dalle scuole, dalle educatrici ed educatori, dai ragazzi, dai bambini?”.

“Come ci ha ricordato spesso Carla Rinaldi, l’educazione può essere un antidoto alla paura, alla chiusura e alla semplificazione. Ma perché questo accada dobbiamo essere disposti a metterci in gioco, anche nei momenti più difficili. Dobbiamo avere il coraggio di ascoltare, di porre domande, di confrontarci con ciò che ci mette in discussione. Per questo ho ringraziato le educatrici che hanno scelto di esserci”.

“Se c’è stata un’incomprensione con le educatrici e gli educatori delle scuole ebraiche che hanno scelto di rinviare il viaggio, la chiariremo, ma Reggio non ha chiesto e non chiede esami politici o religiosi a chi opera nelle scuole di ogni parte del mondo”, ha sostenuto Massari in consiglio comunale.

Nessun accenno, però, al fatto che Reggio Children, soltanto pochi giorni fa, avesse annunciato che alle delegazioni statunitensi e israeliane in arrivo sarebbe stata richiesta – “in risposta alle preoccupazioni emerse in città”, era stata la motivazione – anche una presa di distanza esplicita dalle politiche del governo di Israele guidato da Benjamin Netanyahu.

In ogni caso, “sono convinto”, ha aggiunto Massari, “che il dialogo con le scuole americane non sia concluso e che si possa tornare a incontrarci, nel rispetto dei tempi e delle sensibilità di ciascuno: il nostro punto di riferimento resta la Carta per un’educazione partecipata e democratica”.

Reggio, ha concluso il sindaco, “continua a essere un luogo in cui le persone possano discutere senza dover rinunciare alla propria identità, ma anche senza trasformarla in una barriera. Un luogo nel quale il confronto possa essere franco, anche quando è difficile, e nel quale l’educazione continui a essere uno spazio di disarmo, di pace e di costruzione del futuro. Per tutte e tutti sono e siamo a disposizione, per sentirci e per incontrarci nel nome dell’educazione, della tolleranza, del rispetto reciproco e di quell’infanzia, soggetto potente, ma il più indifeso nel mondo, nel quale tutti crediamo”.

L’ultima battuta è sulla richiesta di dimissioni dell’assessora alle politiche educative Marwa Mahmoud: “Le respingo con fermezza, rinnovandole piena fiducia per il suo operato”.



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