Morto all’età di 87 anni Carlo Baldi: fu uno dei padri dell’università reggiana

Carlo Baldi

Carlo Baldi ci ha lasciati stasera, sabato 26 settembre, nell’amore dei suoi cari. Aveva 87 anni.

Carlo apparteneva a una generazione di reggiani per i quali occuparsi della città significava provare a cambiarla. Non soltanto amministrarla.

Nato nel 1939, commercialista, economista, docente universitario, amministratore pubblico, uomo delle istituzioni e della vita economica reggiana, Baldi ha attraversato oltre mezzo secolo di storia cittadina mantenendo una caratteristica rara: l’indipendenza di giudizio. Anche quando significava entrare in conflitto con il mondo politico e culturale dal quale proveniva.

Socialista di formazione prampoliniana, fu assessore al Patrimonio del Comune di Reggio Emilia dal 1990 al 1993. Nel 2004 si candidò a sindaco con un progetto civico, raccogliendo oltre 7.500 voti ed entrando in Consiglio comunale. Ma ridurre Baldi alla politica sarebbe un errore.

Il suo nome resta legato soprattutto a una delle trasformazioni più importanti della Reggio contemporanea: la nascita dell’Università.

All’inizio degli anni Novanta avere un vero polo universitario a Reggio non era affatto scontato. Baldi fu tra coloro che videro prima degli altri quanto una città industriale e manifatturiera avesse bisogno di aggiungere alla propria forza produttiva conoscenza, ricerca, formazione e giovani. Nel 1990 fondò l’Associazione Pro-Università, mobilitando imprese, professionisti, cittadini e istituzioni. Da quella spinta nacque Reggio Città degli Studi e cominciò il percorso che avrebbe condotto alla presenza universitaria stabile e quindi all’Università di Modena e Reggio Emilia.

Chiamarlo uno dei padri dell’Università reggiana non è retorica. È storia.

Baldi aveva una concezione della città che oggi può apparire persino controcorrente. Pensava che Reggio dovesse avere ambizione, costruire istituzioni, attirare competenze, investire sulla propria classe dirigente. Non gli bastava amministrare ciò che già esisteva. Voleva aggiungere qualcosa.

Negli ultimi anni era diventato molto critico verso la città. Ne denunciava la perdita di slancio, la difficoltà nel trattenere i giovani, l’impoverimento del dibattito pubblico e una politica che considerava sempre meno capace di immaginare il futuro. Lo faceva senza diplomazie, come era nel suo carattere.

Carlo Baldi è stato un professionista importante, un amministratore, un docente, un protagonista della vita economica reggiana. Ma soprattutto è stato uno di quegli uomini che hanno lasciato qualcosa dopo il loro passaggio.

A Reggio basta attraversare il centro, incontrare gli studenti, guardare ciò che l’Università è diventata per capire quale sia la parte più concreta della sua eredità.

Una città cambia quando qualcuno, prima degli altri, riesce a immaginarla diversa.

Carlo Baldi lo fece.



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