Tetto del 30% di stranieri in classe, Gazza non ci sta: “La scuola è aperta a tutti”

Massimo Gazza segretario provinciale Partito Democratico Reggio Emilia – FBPD

Con il Decreto Scuola approvato il 24 settembre, il governo Meloni ha vietato a chiunque di presentarsi in aula con il volto coperto e ha introdotto un tetto massimo del 30% di studenti e studentesse con cittadinanza non italiana nelle classi prime di ogni ciclo di istruzione (elementari, medie, superiori).

“È una decisione che non condivido”, commenta Massimo Gazza, segretario provinciale del Partito Democratico di Reggio Emilia, “perché non riguarda soltanto l’organizzazione delle classi: riguarda l’idea stessa di scuola, di integrazione e di società che vogliamo costruire”.

“La nostra bussola”, spiega Gazza, “dovrebbe essere la Costituzione: l’articolo 3 riconosce pari dignità e uguaglianza senza distinzione di razza, lingua o religione; l’articolo 34 afferma semplicemente che ‘la scuola è aperta a tutti’. La scuola deve integrare, insegnare la lingua italiana, chiedere rispetto delle regole e costruire cittadinanza. Non può partire dalla separazione o dalla paura del diverso”.

L’avvio dell’anno scolastico 2026-2027, anche a Reggio, è stato contraddistinto da un dato, secondo il segretario provinciale del Pd: “Le famiglie faticano sempre più a sostenere i costi dei libri di testo, dei materiali didattici e di tutto quanto è necessario ai figli per frequentare con profitto le classi. I rincari corrono, i bilanci familiari si assottigliano e si impongono sacrifici durissimi. Se questa situazione continuerà, come faranno i ragazzi ad andare in gita fra qualche mese? Verrà stanziato un bonus a sorteggio, la metà parte e chi non può permetterselo resta a casa?”.

A fronte di questa situazione, è l’accusa di Gazza, il governo Meloni “sceglie di agitare altri temi, di parlare di burqa in classe e ora ha approvato un decreto che introduce un tetto del 30% in determinate classi per specifiche categorie di studenti con cittadinanza non italiana. È una scelta politica precisa. Ma il problema vero non è il colore della pelle di un bambino o di una bambina: è la qualità delle aule e delle palestre in cui i nostri figli e nipoti crescono, la disponibilità di scuole accoglienti, sicure e capaci di offrire strumenti adeguati per crescere”.

“Una battuta acida, ma efficace, ha fotografato questa distanza”, secondo Gazza: “Percentuale di burqa in classe in Italia: 0%. Prezzo medio del diesel al litro: 2,414 euro. Scopri l’inganno”. Ce n’è anche per il ministro dell’istruzione Valditara, che “è andato oltre, parlando di ‘fuga dei bianchi’ dalle classi. Parole che ci riportano a un linguaggio che pensavamo appartenesse a un’altra epoca. L’abbandono scolastico è un problema enorme, ma riguarda tutti i ragazzi e tutte le ragazze che rappresentano il futuro di questo Paese”.

“Una bambina di undici anni, in un video rilanciato dai media, ha detto parole molto più semplici e sagge: ‘Qui siamo tutti compagni di banco, io non voglio prendere il posto di nessuno e non voglio che altri prendano il mio. Vogliamo studiare assieme, imparare assieme, e gli uni dagli altri’. Lo ha detto un’undicenne, non un pericoloso leader del centrosinistra. Varrebbe davvero la pena ascoltarla”, sottolinea il segretario provinciale dem.

La Costituzione, riprende Gazza, “ci ricorda che la scuola è uno strumento fondamentale di integrazione e di inclusione. È lì che le differenze devono incontrarsi e diventare cittadinanza. Reggio Emilia lo sa bene: da decenni investe sull’educazione, a partire dai nidi e dalle scuole dell’infanzia, costruendo un modello fondato sull’accoglienza, sulla responsabilità e sulla crescita comune. Non sarà dividendo i bambini sulla base della loro provenienza che gli edifici scolastici verranno ristrutturati, che le aule saranno riscaldate o che gli insegnanti avranno a disposizione gli strumenti necessari”.

“La scuola può e deve chiedere integrazione, conoscenza della lingua e rispetto delle regole”, riconosce Gazza: “Ma deve farlo partendo da un principio che viene prima di ogni decreto e di ogni maggioranza politica: i diritti appartengono alle persone e la scuola della Repubblica è il luogo nel quale quei diritti diventano cittadinanza. È la sfida più importante che abbiamo davanti come adulti. Se sbagliamo oggi, ne pagheremo tutti le conseguenze domani”.



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