La Curia diocesana di Reggio Emilia-Guastalla è intervenuta (“sollecitata da diverse reazioni di fedeli”, spiega) sulla mostra “God Save The Saints”, bipersonale degli artisti Michael Rotondi e Giulio Zanet allestita al Museo civico Il Correggio, all’interno del Palazzo dei Principi di Correggio.
La mostra raccoglie una serie di opere realizzate a quattro mani da Rotondi e Zanet, che prendono ispirazione dalle figure dei santi della tradizione cristiana, reinterpretandole attraverso un linguaggio artistico contemporaneo “offrendo nuove chiavi di lettura e invitando lo spettatore a soffermarsi sulla dimensione spirituale, simbolica e umana che tali figure continuano a evocare”, si legge nella presentazione del museo.

Per la Curia diocesana – che sottolinea di non voler “intervenire sull’esito artistico” dell’operazione – “non va sottovalutato il senso di turbamento che ha colto molti”: “Non si rinviene in queste rappresentazioni l’adesione all’appello che il Concilio Vaticano II rivolse agli artisti: ‘Ricordatevi che siete i custodi della bellezza nel mondo: questo basti ad affrancarvi dai gusti effimeri e senza veri valori, a liberarvi dalla ricerca di espressioni stravaganti o malsane’ (messaggio del Concilio, Paolo VI, 8 dicembre 1965)”.
Le immagini dei santi e i simboli della tradizione cristiana, ricorda la Curia, “non sono per i credenti semplici riferimenti culturali o temi estetici, ma realtà legate alla preghiera, alla memoria della fede e alla devozione personale e comunitaria. O, per meglio dirla col Concilio di Nicea: ‘L’onore reso all’immagine, in realtà, appartiene a colui che vi è rappresentato e chi venera l’immagine venera la realtà di chi in essa è riprodotto‘ (a. 787)”.
“Ricordiamo ciò”, precisa ancora la Curia, “non per censurare, anzi, ma per avere dagli artisti sempre nuove suggestioni”. Secondo la diocesi reggiana “ogni rilettura contemporanea di immagini della tradizione, pur nel rispetto della libertà espressiva, richiede quindi attenzione al significato che esse custodiscono per la coscienza religiosa di tanti. La libertà dell’arte e il rispetto della sensibilità dei credenti possono e devono incontrarsi in un clima di ascolto e di reciproca considerazione”.
La Curia diocesana, si ribadisce ancora una volta, “non intende giudicare le intenzioni degli artisti, ma desidera dare voce anche a quanti hanno vissuto con interrogativi o con disagio profondo alcune modalità di rappresentazione di ciò che per loro è espressione del sacro”. L’auspicio, quindi, “è che il confronto tra linguaggi contemporanei e tradizione artistica cristiana possa avvenire nella ricerca della bellezza, della verità e del rispetto, valori che favoriscono una convivenza umana più autentica”.






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