Cimbri, un uomo solo al comando delle Coop

Carlo Cimbri Unipol – UP

Per capire che cosa sono diventate le coop rosse bisogna guardare al risiko bancario e finanziario che attraversa l’Italia. Non ai supermercati. Non alle cooperative edilizie. Non alle imprese di costruzione che per decenni hanno rappresentato il volto economico dell’Emilia-Romagna.

Oggi il centro del sistema è altrove.

È tra Bologna e Modena. È in Unipol. È nelle partecipazioni finanziarie costruite nel tempo dal movimento cooperativo. È nel ruolo che il gruppo esercita in Bper. È nella capacità di incidere sugli assetti del credito, delle assicurazioni e della finanza nazionale.

Da questo punto di vista Carlo Cimbri non è un’anomalia. È il punto di approdo di una trasformazione lunga una generazione.

Per decenni il potere economico delle coop emiliane aveva nomi e luoghi precisi. Le Coop di consumo di Bologna, Modena e Reggio Emilia. Le grandi cooperative di costruzione. I consorzi. Le imprese di produzione e lavoro. Il sistema Legacoop. Era un potere diffuso, radicato nei territori e distribuito tra dirigenti, amministratori e gruppi dirigenti locali.

Oggi molte di quelle realtà esistono ancora, ma il baricentro si è spostato.

La nascita di Coop Alleanza 3.0, frutto della fusione delle grandi cooperative di consumo dell’Emilia-Romagna e del Nord-Est, ha concentrato una parte rilevante del patrimonio cooperativo. Allo stesso tempo Unipol è diventata il principale asset strategico dell’intero sistema. Una sorta di cassaforte comune nella quale confluiscono interessi, partecipazioni e una quota crescente dell’influenza economica delle coop.

È qui che emerge il paradosso.

Le cooperative restano proprietarie. Coop Alleanza, insieme agli altri soggetti della galassia cooperativa, continua a rappresentare il cuore dell’azionariato. Ma la natura degli asset controllati è cambiata. E quando il centro del sistema diventa una grande società finanziaria, il peso della governance e del management finisce per prevalere su quello della rappresentanza territoriale.

Un tempo i nomi che contavano erano quelli dei presidenti delle cooperative di Reggio Emilia, Modena o Bologna. Oggi la figura più riconoscibile dell’intero sistema è Carlo Cimbri.

Non perché abbia sostituito le cooperative. Ma perché la trasformazione delle cooperative ha reso centrale il ruolo di chi guida il loro principale strumento finanziario.

La sua leadership coincide con la fase nella quale Unipol completa il passaggio da compagnia espressione del mondo cooperativo a grande gruppo assicurativo e finanziario nazionale. La centralità di Cimbri riflette quella di Unipol. E la centralità di Unipol riflette quella che la finanza ha assunto nell’universo delle coop.

Il nuovo risiko bancario offre la misura di questo cambiamento. Attraverso la partecipazione in Bper, la banca nata a Modena e diventata uno dei protagonisti del consolidamento del credito italiano, Unipol si trova al centro di operazioni che ridefiniscono gli equilibri del settore. Un ruolo che nessuna cooperativa, da sola, potrebbe esercitare.

È qui che si coglie la distanza rispetto al passato.

L’Emilia cooperativa che aveva costruito il proprio peso attraverso il consumo, la distribuzione e il lavoro oggi esercita una parte della sua influenza attraverso la finanza. Non meno potere. Un potere diverso.

Le coop rosse sono nate per distribuire la ricchezza e il potere economico tra migliaia di soci. Oggi il loro principale centro di forza è una holding finanziaria che dialoga con mercati, banche e investitori istituzionali.

Non è la fine della cooperazione. È la sua evoluzione.

L’Emilia delle cooperative continua a esistere. Ma il suo cuore non batte più soltanto nelle sedi di Reggio Emilia, nei supermercati Coop o nelle assemblee dei soci. Batte nei consigli di amministrazione, nelle partecipazioni strategiche, nelle operazioni bancarie e assicurative.

Dall’Emilia delle cooperative all’Emilia della finanza. Senza strappi. Attraverso una trasformazione che ha cambiato il volto del sistema e che trova in Carlo Cimbri il suo interprete più visibile.



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