In questa lettera, ma anche nella prossima, vi propongo alcuni passi tratti dalle omelie e dai discorsi che Leone XIV ha tenuto nel suo viaggio in Spagna. La sua è una voce evangelica, così dissonante rispetto a quella dei grandi della terra. È anche un incoraggiamento a noi, discepoli di Gesù, ad accogliere il Regno, a viverlo e a consegnarlo ai nostri fratelli uomini.
Il primo testo è stato proposto nell’omelia, pronunziata nella basilica della Sagrada Familia a Barcellona, il 10 giugno. Veniva inaugurata e benedetta la torre più alta del capolavoro di Antoni Gaudì, dedicata a Gesù. Le parole del papa sono un invito a rivolgere a Lui lo sguardo della fede e a trarne ispirazione per la presenza del cristiano nel mondo.
“Custodiamo nel cuore la parola rivolta dal Signore al re Davide: «Forse tu mi costruirai una casa, perché io vi abiti?» (2Sam 7,5). Al contrario, «il Signore ti annuncia che farà a te una casa» (v. 11). Con quest’annuncio, la Scrittura ci insegna che non siamo noi a dare un posto a Dio, come se fosse l’elemento di una serie o la parte di un tutto più grande di Lui. È invece Dio che dà posto a noi, e il posto che ci dona è il suo cuore: il posto del Figlio, per noi che eravamo estranei; il posto dell’Amato, per noi che siamo peccatori.
Questa sua volontà si compie mediante Gesù: possiamo allora cogliere il senso di quel che abbiamo ascoltato nel Vangelo, quando il Signore dice ai farisei: «Se non crederete che Io Sono, morirete nei vostri peccati» (Gv 8,24). Parole forti, che non sono affatto minacce, né un ricatto. Sono un invito di salvezza, cioè un appello alla libertà da parte di Cristo, che vuole per noi il bene definitivo, eterno. Davanti alla minaccia del male, il Signore è sempre con noi, sempre per noi. “Io Sono”: questo è il Nome santissimo che Dio consegnò a Mosè dal roveto ardente, rivelando la propria indistruttibile fedeltà. Fatto uomo, Egli diventa per noi l’Emmanuele, sorgente di grazia e di perdono, di salvezza e di vita nuova.
Carissimi, non possiamo credere in Gesù e fare guerra. Non possiamo credere in Gesù e uccidere l’innocente. Non possiamo credere in Gesù e abbandonare chi soffre, chi piange, chi fugge dalla miseria. Questa sera ricordiamo dunque che la Croce di Cristo, posta in cima a questa Basilica, è la Croce degli ultimi che diventano primi, dei peccatori che diventano santi, dei morti che risorgeranno… Sì, la luce di Cristo brilla nelle tenebre, anche se le tenebre non l’hanno accolta (cfr Gv 1,5.11). Questo rifiuto non fa però venir meno l’amore di Dio: «Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo», dice il Signore, «allora conoscerete che Io Sono e che nulla faccio da me stesso, ma parlo come il Padre mi ha insegnato» (Gv 8,28). Occorre passare attraverso la passione del Crocifisso, per essere illuminati dalla gloria del Risorto: da sempre, infatti, il Padre insegna a dare la vita e il Figlio, che la riceve da Lui, a tutti la dona con potenza di Spirito Santo. Ecco perché proprio la Croce è il segno luminoso del suo amore…
Cari fratelli e sorelle, la bellezza di questo tempio ci sproni ad imparare sempre più dal nostro Maestro e Signore l’arte di vivere secondo il suo Vangelo. Mentre alziamo lo sguardo a Lui, il Crocifisso Risorto, impegniamoci a sollevare il viso di chi è nella polvere (cfr 1Sam 2,8). E dimostriamo così che la Sacra Famiglia è la chiesa più alta del mondo non per primeggiare in classifiche mondane, ma per guidare i passi del popolo di Dio pellegrino in questa terra di Catalogna, con la croce che illumina il cammino, come lampada accesa nell’attesa del ritorno dello Sposo”.






Alcuni giornali riportano solo un concetto che Papa Leone ha espresso nella bella omelia alla Sagrada Familia, quello sulla “guerra”, ma il suo discorso era più articolato e ampio.
La sua frase era: «Non possiamo credere in Gesù e fare guerra. Non possiamo credere in Gesù e uccidere l’innocente prima ancora che nasca. Non possiamo credere in Gesù e abbandonare chi soffre, chi piange, chi fugge dalla miseria».
I nostri amici “laici” si ritrovano (come anche noi) certamente nel primo e terzo concetto, quello sulla “guerra” e quello su “chi fugge dalla miseria”. Ma sul secondo concetto tacciono o arricciano il naso, cioè quando Papa Leone (non è la prima volta che ne parla) dice “Non possiamo credere in Gesù e uccidere l’innocente prima ancora che nasca”.
Dice proprio “uccidere”. Con l’aggiunta di “innocente” e “prima che nasca”. Papa Francesco non fu da meno quando usò un paragone tragico dicendo che l’aborto “è come pagare un sicario per uccidere”.
Ricordiamo che in Italia, secondo gli ultimi dati del Ministero della Salute relativi al 2023, si parla di 65.746 aborti ufficiali (pari ad una città come Avellino o Crotone….), pagati dallo Servizio Sanitario Nazionale con i denari di tutti.
Anche questa è una “guerra” con vittime “innocenti” come dice Papa Leone.
Dobbiamo tuttavia trarre alcune conseguenze dal discorso di Papa Leone (conseguenze delle quali Lui volutamente non parla e lascia a tutti coloro che ascoltano) perché ci sono partiti politici che approvano, difendono e applicano la legge per l’aborto volontario. Le parole di Papa Leone sembrano rivolte ai cattolici (ma non solo, ovviamente) e cioè proprio a quelli che “credono in Gesù”. Non si possono dunque, per un cattolico, appoggiare (e votare) formazioni politiche che permettono “l’uccisione dell’innocente prima che nasca”.
Il concetto “lo Stato è laico” e “io non lo farei mai ma non posso impedirlo” non sta in piedi (per chi crede in Gesù) ascoltando le parole di Papa Leone. Ma, con rispetto parlando, traballano anche per chi “non crede in Gesù”.
Le frasi complete di Papa Leone nella Sagrada Familia erano: «Non possiamo credere in Gesù e fare guerra. Non possiamo credere in Gesù e uccidere l’innocente prima ancora che nasca. Non possiamo credere in Gesù e abbandonare chi soffre, chi piange, chi fugge dalla miseria».
I nostri amici “laici” si ritrovano (come anche noi) certamente nel primo e terzo concetto, quello sulla “guerra” e quello su “chi fugge dalla miseria”. Ma sul secondo concetto tacciono o arricciano il naso, cioè quando Papa Leone (non è la prima volta che ne parla) dice “Non possiamo credere in Gesù e uccidere l’innocente prima ancora che nasca”.
Dice proprio “uccidere”. Con l’aggiunta di “innocente prima che nasca”. Papa Francesco non fu da meno quando usò un paragone tragico dicendo che l’aborto “è come pagare un sicario per uccidere”.