Pentecoste

don Giuseppe Dossetti Polveriera Reggio – FM

Cinquanta giorni dopo la Pasqua, gli ebrei festeggiano la Pentecoste, termine che in greco significa appunto “cinquantesimo”. In origine, era probabilmente la festa di ringraziamento per il raccolto, ma al tempo di Gesù era divenuta la celebrazione dell’Alleanza stipulata tra Dio e il suo popolo sul monte Sinai e rinnovata di generazione in generazione.

Per la piccola comunità dei discepoli di Gesù, avviene un fatto singolare e miracoloso: mentre essi stanno pregando, si ode un fragore di tuono e il sibilo di un vento, che apre tutte le porte. Lingue di fuoco si posano sul capo di ciascuno e una forza interiore getta (è proprio il caso di dirlo) questi uomini e donne nelle piazze e nelle vie di Gerusalemme.

Essi annunciano una nuova e definitiva alleanza, che Gesù ha insegnato loro a chiamare il “Regno di Dio”. A differenza, però, dell’alleanza del Sinai, tutti i popoli sono chiamati a parteciparne. Il segno di questa nuova storia è il miracolo delle lingue: per la festa, erano giunti pellegrini di ogni popolo (l’elenco è puntigliosamente riportato dal libro degli Atti degli Apostoli). Ora ciascuno comprende nella sua lingua il messaggio trasmesso da questi Galilei: le barriere di lingua vengono abbattute, e ben presto ci si renderà conto che anche altre barriere cadranno.

Il messaggio è per tutti, come scriverà Paolo di Tarso: “Tutti voi infatti siete figli di Dio mediante la fede in Cristo Gesù, poiché quanti siete stati battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo. Non c’è Giudeo né Greco; non c’è schiavo né libero; non c’è maschio e femmina, perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù. Se appartenete a Cristo, allora siete discendenza di Abramo, eredi secondo la promessa” (Gal 3,26-29).

Sta avvenendo il contrario della Torre di Babele, quando l’unica lingua si frammentò in idiomi diversi, manifestazione di una scissione interiore, per la quale l’altro è un probabile nemico. La cosa di condiscendenza nei confronti della malvagità umana, di quell’orgoglio che non è mai sazio di potere e lo persegue a ogni costo, generando lutti, lacrime e sangue. L’uomo malvagio non riesce a immaginare un’unità, se non come prevaricazione del più forte.

Una preghiera mi sorge spontanea: Signore, liberaci dalla paura dell’altro, fa’ che lo guardiamo con i tuoi occhi, che vedono in lui la bellezza della tua immagine, offuscata spesso dalla bruttura dell’egoismo, dell’odio, della violenza. Sei stato Tu a ispirare al giovane Davide Cavallo di abbracciare chi lo aveva ferito con un coltello, rendendolo invalido per sempre. In quell’aula di tribunale Tu sei stato presente e hai ispirato un gesto, che porta l’impronta Tua e ci obbliga a credere che tutto è possibile, anche amare il nemico. Questa è la ragione della nostra speranza e il segno che lo Spirito agisce, nella sua imprevedibile libertà.

Dice Gesù, nel vangelo di Giovanni: “Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito” (3,8). E san Paolo conferma: “Il Signore è lo Spirito e, dove c’è lo Spirito del Signore, c’è libertà” (2Cor 3,17). La festa di Pentecoste è dunque festa di libertà e anche festa di pace. Infatti, la pace nasce dallo sguardo. Rivolgiamo lo sguardo al Crocifisso: lì ci viene rappresentato il male del mondo, ma anche una potenza di amore che offre a tutti la possibilità di ricominciare.

Concludo suggerendo un piccolo esercizio: recitiamo una preghiera per due o tre uomini che giudichiamo malvagi o, come si dice o almeno si pensa, tali che la loro scomparsa renderebbe il mondo un poco migliore. Non si tratta di assolvere ciò che non è scusabile, ma di dare valore a chi crede ancora possibile salvare la dignità dell’uomo. I palestinesi, torturati nelle prigioni israeliane, cacciati dalla loro terra, e gli ebrei che, pur essendo minoranza, non si stancano di affermare il diritto dell’altro, ricevendo sputi e violenze, esigono, anzi giustamente pretendono da noi che venga riconosciuta la “Via Dolorosa”, che non è più solo quella di Gerusalemme.




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