Istat: otto milioni di italiani a rischio alcol, quasi un adulto su due è in eccesso di peso

bar cocktail alcolici bancone – US

Sono circa otto milioni gli italiani con comportamenti a rischio legati al consumo di alcol. È la fotografia scattata dall’Istat nel report “Fattori di rischio per la salute – Anno 2025”, che insieme ai dati sull’eccesso di peso – che riguarda quasi un adulto su due – restituisce l’immagine di un Paese esposto in modo strutturale ai principali fattori di rischio.

Secondo l’istituto di statistica, il 15,1% della popolazione sopra gli 11 anni presenta consumi di alcol considerati a rischio. Il fenomeno resta fortemente differenziato per genere: 21,3% tra gli uomini, contro 9,1% tra le donne.

A cambiare è soprattutto la qualità del consumo. Diminuisce il consumo abituale eccessivo, mentre cresce il ricorso al binge drinking, cioè l’assunzione concentrata di grandi quantità di alcol in brevi periodi. Un passaggio che segnala uno spostamento dal rischio cronico a quello acuto e comportamentale, più difficile da intercettare con le tradizionali politiche di prevenzione.

Le fasce più esposte restano quelle dei giovani e degli adulti fino ai 44 anni, ma il dato più significativo riguarda la persistenza del fenomeno anche tra gli anziani: oltre il 17% degli over 65 mantiene comportamenti a rischio, segno di una diffusione trasversale e strutturale.

Sul fronte dell’alimentazione e del peso corporeo, i numeri sono ancora più rilevanti. In Italia, secondo l’Istat, il 46,4% degli adulti è in sovrappeso oppure obeso, con una forte disparità di genere: 55,1% tra gli uomini, contro 38,2% tra le donne. Tra i minori (3-17 anni) la quota si attesta al 26%, indicando una criticità precoce che tende a consolidarsi nel tempo.

L’obesità cresce in modo marcato con l’età, raggiungendo i livelli più elevati nella fascia tra i 65 e i 74 anni. Si tratta di un andamento che riflette fattori multipli: stili di vita sedentari, condizioni socioeconomiche, livelli di istruzione e accesso diseguale alla prevenzione.

Nel complesso, sottolinea l’Istat, alcol, eccesso di peso, fumo e inattività fisica concorrono a determinare una quota rilevante delle malattie croniche non trasmissibili, configurandosi come il principale nodo sanitario del Paese.

Il dato più rilevante, tuttavia, non è tanto l’aumento quanto la stabilità. I comportamenti a rischio non crescono, ma nemmeno si riducono in modo significativo. Un plateau che suggerisce l’esaurimento dell’efficacia delle politiche adottate finora e pone una questione di strategia: senza interventi più incisivi e mirati, il sistema sanitario sarà chiamato a gestire un carico crescente di patologie evitabili. Più che un’emergenza, dunque, una condizione strutturale: e, proprio per questo, più difficile da affrontare.



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