A due giorni dalla chiusura delle urne, il consigliere comunale reggiano (e avvocato) Giovanni Tarquini interpreta così l’esito del referendum: “In tantissimi hanno votato contro la riforma solo perché proposta dal governo Meloni. Molti di meno hanno votato a favore della riforma solo per sostenere il governo Meloni. In mezzo a questa disputa soltanto politica, giocata dalla sinistra con la consueta e superiore capacità di portare a votare i propri elettori, ci sono quelli che, sia da una parte che dall’altra, hanno espresso un voto consapevole sulla riforma. Tra di loro ci sono, infine, coloro che si sono spesi, da una parte e dall’altra, per evidenziare pubblicamente le rispettive ragioni, del Sì e del No”.
Ciò che resta, ora, “è il risultato, vale a dire la bocciatura della legge costituzionale sulla riforma dell’ordinamento giurisdizionale, più semplicemente sulla separazione delle carriere dei magistrati. Resta anche una lunga serie di considerazioni e di effetti conseguenti al risultato. Tra le prime, si impone il pensiero che il nostro Paese si mostra ingessato, ancorato al passato, paralizzato di fronte ai cambiamenti sociali e alla modernità. E questo non è certo un dato positivo per i giovani, tenuto conto che ben difficilmente si potrà affrontare a breve qualche altra proposta di riforma e ammodernamento del nostro assetto ordinamentale, posto che è facile prevedere che per diversi anni nessuna forza politica di governo vorrà più rischiare di farsi male”.
Quanto agli effetti dell’esito del voto referendario, visto dalla prospettiva “di chi ha creduto e crede nella bontà della proposta”, come lo stesso Tarquini, “sorge spontanea la constatazione che la mancata realizzazione di quel modello di magistratura liberale e di terzietà del giudice, svanito con lo spoglio delle schede, restituisce oltremodo vigore sia a quella magistratura che si è esposta nel dibattito pubblico e che ora deve ritornare ai propri ruoli istituzionali, sia alla politica del campo largo che l’ha sostenuta mandandola avanti a combattere e facendo da dietro il tifo con slogan e bandiere”.
Tutto ciò, secondo il consigliere Tarquini, “ha provocato una distorsione anche etica che rischia di avere forti ripercussioni sull’onda di una storica contrapposizione che produce soltanto odio e rancori. L’auspicio resta sempre che la serietà delle persone possa continuare a fare la differenza e restituire comunque al Paese, passata la tempesta, una qualche prospettiva di confronto tra pensieri diversi per il raggiungimento di obiettivi comuni, tra i quali senza dubbio il miglioramento della giustizia e del processo, e non invece nuovi fronti di battaglia e di polemiche da risolversi con la legge del più forte o addirittura con l’insulto verso quei milioni di elettori che avrebbero voluto il cambiamento. Ma il rischio che questo succeda, lo vediamo, è molto alto”.






Non ci sono commenti
Partecipa anche tu