Reggio. Cucine del Santa Maria Nuova, l’allarme dei lavoratori: “Non ce la facciamo più”

cucine arcispedale Santa Maria Nuova Reggio – CEC

“Mi hanno detto di prendere le gocce per l’ansia e venire a lavorare”; “non abbiamo macchinari adeguati, prepariamo la polenta per un ospedale intero usando la frusta a mano”; “in una caldaia manca un pezzo da un anno, i forni spesso non funzionano e le celle frigorifere sono troppo piccole per un servizio che è diventato enorme: entrare lì dentro è come andare in guerra”: sono le testimonianze riportate da alcuni dei lavoratori e delle lavoratrici delle cucine dell’arcispedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia durante un’assemblea con le sigle sindacali Cisl Fp, Nursind e Fials.

In totale sono 38, tutti dipendenti dell’Ausl reggiana: stanchi e delusi, denunciano un clima interno che ha portato in alcuni casi ad attacchi di panico e a una pressione ritenuta eccessiva. Ai sindacati hanno detto “non ce la facciamo più”, e crescono i timori per l’annunciata decisione dell’azienda sanitaria di trasferire a Reggio anche la produzione dei pasti dell’ospedale Franchini di Montecchio, che finora gestiva questo servizio con la propria cucina.

Dopo l’assemblea con il personale reggiano, Cisl Fp Emilia Centrale, Nursind e Fials non usano giri di parole: “Le cucine ospedaliere sono un servizio pubblico essenziale e chi lo garantisce merita dignità e tutele. Qui si preparano oltre 72.000 pasti al mese: se la cucina regge è solo grazie allo spirito di sacrificio di chi ci lavora. Servono investimenti e sicurezza, non slogan. La struttura è stata progettata per l’ospedale di 15-20 anni fa e oggi non può sostenere ulteriori carichi strutturali e fisici, come l’arrivo ipotizzato dei pasti per il Franchini. L’Ausl si fermi, rifletta e scriva con il sindacato una riforma del sistema mense in tutta la provincia”. Sulla necessità di una riforma convergono anche i sindacati medici Anaao Assomed, Fassid, Cisl Medici, Aaroi-Emac e Fvm.

In assemblea è emerso che il Documento di valutazione dei rischi (Dvr) è fermo al 2015: “Si tratta dello strumento cardine per la salute e la sicurezza e va aggiornato, a maggior ragione in un servizio che è cambiato tantissimo”, spiegano i sindacati. Oltre a personale e pazienti del Santa Maria Nuova e dell’area San Lazzaro, dal 2015 si sono aggiunti Rems (intensiva e riabilitativa), Villa Valentini, i pasti per i lavoratori e per i pazienti dell’ospedale di Scandiano.

Il lavoro nelle cucine, insomma, si è moltiplicato e gli spazi sono diventati inadeguati: “Un Dvr così datato è scollegato dalla realtà e quindi non protegge. E ci chiediamo: in Ausl vale forse una legge diversa da quella che fa applicare all’esterno?”.
Secondo problema, per i tre sindacati: spazi e logistica. “Locali piccoli, passaggi compressi, ostruzione delle uscite di sicurezza, celle e dispense sottodimensionate, carrelli e materiali accatastati, ostacoli ovunque, manovre continue, rischio di urti e contusioni”.

Terzo punto: attrezzature ritenute obsolete e manutenzioni (in appalto) carenti, “a fronte di carichi reali superiori al mansionario”. Quarto: “clima interno pesante, con imposizioni, modi sbrigativi e autoritari, il rifiuto/assenza di riunioni di servizio ampie. Si preferisce una comunicazione ristretta a pochi, che produce un clima ‘malsano’ e conflittuale che peggiora la tenuta psicologica. È segnalata pure la pretesa di avere tutti già cambiati e al lavoro alle 6.30, quando a quell’ora si dovrebbe, invece, timbrare”.

L’alleanza sindacale formalizzerà presto all’Ausl reggiana un decalogo di proposte. La più urgente: aggiornare subito il Dvr e rispettare organizzazione del lavoro e mansionario; poi manutenzione programmata con tempi certi (forni, caldaie, carrelli, impianti) e un sopralluogo congiunto su celle, dispense e corridoi con Ufficio tecnico, Servizio di prevenzione e protezione e rappresentante dei lavoratori per la sicurezza.

“Servono inoltre una revisione dei turni e la distribuzione dei carichi, riunioni periodiche e procedure di ascolto, lo stop alle pressioni informali. Infine, dato che mancano attrezzi adeguati, siamo pronti a chiedere ai reggiani di donare ciò che manca, con un’operazione di fundraising in collaborazione con Ausl”, chiosano Cisl Fp, Nursind e Fials.



Non ci sono commenti

Partecipa anche tu