“I numeri parlano chiaro: lo sportello antirazzista non doveva essere fatto”: parola della consigliera comunale di Fratelli d’Italia Letizia Davoli, che con la sua mozione ha contribuito a far luce sui primi dieci mesi di attività dello sportello.
“Grazie alla battaglia di Fratelli d’Italia ora lo sportello chiuderà, ma soprattutto non se ne parlerà più: perché non c’erano dati che ne giustificassero l’apertura se non pregiudizi ideologici contro gli italiani, e le presunte – e sottolineo presunte – denunce raccolte in quasi un anno di attività dicono che appena lo 0,017% dei reggiani potrebbe aver messo in atto comportamenti scorretti. Una percentuale ridicola già così. Ma se si pensa che nessuna è sfociata in una denuncia alle forze dell’ordine, la percentuale è pari a zero”.
“Chissà se ora l’assessora Mahmoud, costretta da Fratelli d’Italia a tirare fuori i numeri, se ne farà una ragione o se continuerà nella sua guerra ai reggiani contro ogni evidenza”, si chiede Davoli: “Ma la matematica non perdona, e noi saremo sempre qui a ricordarglielo”.
“Ci sono voluti quasi 12 mesi per averli”, ricorda la consigliera meloniana, “dopo il rifiuto del Pd di discutere in aula l’opportunità di questa iniziativa nel momento in cui è stata presentata. Una bocciatura arrogante e presuntuosa dell’ordine del giorno del nostro gruppo consiliare che li ha portati ora a coprirsi di ridicolo, in una scelta di puro autolesionismo. Perché i numeri sono ancora più impietosi di qualunque cosa Fratelli d’Italia avrebbe potuto dire in aula in quella occasione, e raccontano una realtà che sbugiarda completamente, e in modo indiscutibile, la visione ideologica che il Pd e in particolare l’assessora Mamhoud hanno dei reggiani e che Fratelli d’Italia ha portato definitivamente alla luce”.
Per Davoli “i contribuenti dovrebbero chiedere indietro i soldi spesi per lo sportello antirazzista alla giunta e in particolare all’assessora Mamhoud. Non importa che siano fondi europei, sono comunque soldi presi anche dalle tasse dei reggiani e che potevano essere spesi in modo più costruttivo, magari facendo corsi di italiano gratuiti per i non madrelingua, sicuramente più inclusivi che insultare un’intera città che vive ogni giorno sulla propria pelle le conseguenze di un’accoglienza incontrollata e senza regole. Ora il Pd si cosparga il capo di cenere, e umilmente lavori insieme alla minoranza a progetti realmente inclusivi e non ideologici, dal momento che i loro sono fallimentari. E il fallimento è sotto gli occhi di tutti: basta fare una passeggiata in città, sperando di finirla ancora sani”.
“Sessimo, decolonizzazione, razzismo: è intollerabile che chi governa la città si permetta di puntare il dito contro i cittadini, la nostra cultura e le nostre istituzioni”, conclude la consigliera Davoli: “I reggiani non sono sudditi da rieducare, ma persone libere che meritano rispetto. E non hanno bisogno di corsi che ricordano in modo inquietante i Laogai, i campi di rieducazione di Mao, ma di amministratori che imparino da loro cosa significano educazione, civiltà e rispetto. Chi oggi li offende con atti ideologici non ha alcun titolo per dare lezioni a nessuno”.






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