Dimensionamento scolastico, Comune e Provincia: “L’esperienza reggiana conferma l’incoerenza dei nuovi tagli”

scuola classe aula lavagna studente – FRC

Il Comune e la Provincia di Reggio si sono schierati con decisione al fianco della Regione sulla questione del dimensionamento scolastico, dopo il commissariamento imposto da Roma all’Emilia-Romagna e ad altre tre Regioni italiane (Toscana, Umbria e Sardegna, tutte amministrate dal centrosinistra), “colpevoli” di non aver ancora approvato, nonostante i solleciti dello scorso dicembre, i rispettivi piani regionali di dimensionamento della rete scolastica per il prossimo anno, come era stato richiesto dal governo Meloni.

Un’opposizione netta all’imposizione ministeriale che, secondo gli stessi enti locali reggiani, è fondata “su dati oggettivi, sull’esperienza dei territori e su una visione della scuola come presidio educativo e sociale, non come semplice voce di costo”.

Sulla questione sono intervenute in particolare Francesca Bedogni, vicepresidente della Provincia di Reggio con delega alla scuola, e Marwa Mahmoud, assessora alle politiche educative del Comune di Reggio: “Non si comprende la logica per cui, in un territorio riconosciuto come virtuoso, con parametri di efficienza superiori a quelli richiesti a livello nazionale, venga oggi richiesto un ulteriore sacrificio in termini di autonomie scolastiche, come se il percorso già compiuto non avesse alcun valore né alcun peso nella valutazione complessiva”.

Nel territorio reggiano, secondo Bedogni e Mahmoud, il tema degli accorpamenti negli anni passati “è stato affrontato con responsabilità istituzionale, non come una risposta emergenziale o meramente contabile, ma come uno strumento di governo del sistema scolastico”, e gli accorpamenti realizzati “sono stati accompagnati da nuove progettazioni formative, dal rafforzamento dell’offerta educativa, dal miglior coordinamento tra indirizzi e da importanti investimenti sulle infrastrutture scolastiche, costruiti con il coinvolgimento delle comunità educanti. Esperienze complesse che hanno richiesto tempo, ascolto e accompagnamento, ma che hanno prodotto risultati positivi e riconosciuti, proprio perché inserite in una visione complessiva di qualità e non ridotte a semplici operazioni di riduzione numerica”.

Alla luce di questa esperienza, l’ulteriore dimensionamento oggi imposto all’Emilia-Romagna dal governo “appare invece ricondotto a una lettura prevalentemente economica e quantitativa, governata da meccanismi di riequilibrio astratti che non tengono conto dell’impegno già dimostrato dai territori, né dei risultati virtuosi raggiunti. Un approccio che rischia di apparire indifferente alle specificità locali e poco coerente con il principio di valorizzazione delle buone pratiche costruite nel tempo”.

Per Bedogni e Mahmoud, dunque, “se il metodo resta quello dei soli parametri demografici e statistici, senza un reale confronto con i contesti locali, cresce il timore che decisioni assunte lontano dai territori possano tradursi nel sacrificio di presìdi educativi fondamentali, in particolare nelle aree più periferiche, interne e montane, dove la scuola rappresenta spesso uno dei pochi punti di riferimento stabili per le comunità”.

La rete scolastica, in conclusione, “non può essere considerata un costo da comprimere, ma un presidio educativo, sociale e civile che richiede scelte ponderate, cooperazione istituzionale e rispetto per il lavoro già svolto. Difendere la scuola pubblica non è una battaglia ideologica, ma una scelta di merito e di responsabilità verso studenti, famiglie, lavoratori della scuola e territori”.



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