Il tribunale del Riesame di Bologna ha deciso che Chiara Petrolini, la ragazza di 21 anni rinviata a giudizio (per duplice omicidio aggravato dalla premeditazione e dalla discendenza e soppressione di cadaveri) dopo il ritrovamento dei resti di due neonati sepolti nel giardino della casa di famiglia a Vignale di Traversetolo, in provincia di Parma, può rimanere agli arresti domiciliari, ma dovrà esserle applicato anche un dispositivo di controllo a distanza, il cosiddetto “braccialetto elettronico”.
I giudici del tribunale bolognese hanno quindi parzialmente riformato – in senso più restrittivo – l’ordinanza del giudice per le indagini preliminari di Parma, ma non hanno accolto l’appello della Procura emiliana, che aveva chiesto invece la custodia cautelare in carcere per la ragazza.
La giovane era stata arrestata lo scorso settembre e poi era finita agli arresti domiciliari. La Procura di Parma aveva subito fatto appello, chiedendo per Chiara Petrolini la custodia cautelare in carcere: in un primo momento, il tribunale del Riesame di Bologna aveva accolto la richiesta dell’accusa, ma l’esecuzione della misura era rimasta in sospeso per il ricorso dell’avvocato difensore dell’indagata, in attesa del pronunciamento della Corte di Cassazione. La Suprema Corte, giudicando i fatti di interesse processuale “svolti in presenza di condizioni non più presenti né ripetibili”, aveva annullato il provvedimento di carcerazione, confermando dunque gli arresti domiciliari e rinviando tutto al tribunale del Riesame per una seconda valutazione del caso.
Il processo vero e proprio, invece, inizierà il prossimo 30 giugno davanti alla Corte d’assise di Parma.






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