Colpito da malore a 79 anni in montagna, dove era appena arrivato per una vacanza, si è spento Uber Fontanesi, per trent’anni alla guida dell’Api (i funerali sabato 3 giugno, alle ore 17, dalla casa funeraria della Croce Verde per il cimitero nuovo di Coviolo).
Originario di Montecavolo, nel ’62 la famiglia si trasferisce a Milano ma lui resta per un anno a Reggio, ospite di parenti, per terminare il liceo classico ed iscriversi successivamente a Scienze Politiche a Pavia. Dopo la laurea, nel 1967, il ritorno a Reggio e, poco dopo, l’ingresso in Api, l’Associazione piccole e medie industrie un tempo “concorrente” di Confindustria di cui diventa il segretario e il deus ex machina fino al 1997, quando passa alla Regione Emilia-Romagna dove per sette anni sarà, prima della pensione, direttore generale dell’Assessorato all’Industria.
Giovanissimo componente della Figc e della Commissione Cultura del Pci, dopo la trasformazione in Pds ha abbandonato progressivamente la militanza politica. Legato ad Annusca Campani, altra intellettuale di sinistra della fine del secolo scorso, lascia nel dolore anche i figli Stefano e Silvia e cinque nipoti.
Nel settembre 2021 fa era stato intervistato (l’audio è pubblicato su Youtube) da Antonio Canovi e Giuseppe Pezzarossi per il Laboratorio storiografico dell’Anpi. « Ho iniziato abbastanza presto a occuparmi di politica poiché mio padre era presidente della cooperativa braccianti», aveva raccontato Fontanesi.






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