“Giù le mani da Bruce. L’ondata di ipocrisia e retorica, che ha spento e non illuminato la mente di alcuni media e cantanti, va rispedita al mittente senza se e senza ma’”. E’ quanto postato da Claudio Trotta, patron della Barley Arts e promoter italiano dei concerti di Bruce Springsteen, tra cui quello discusso di Ferrara. Una esibizione che ha sollevato polemiche e critiche per la concomitanza (e la vicinanza) con l’alluvione in Romagna dapprima sull’opportunità si svolgere regolarmente, poi sul silenzio del Boss – una volta salito sul palco – rispetto alla tragedia che si stava consumando a breve distanza. Altri hanno invece criticato la mancata beneficenza che (in teoria) non è stata fatta da Springsteen. “Qualsiasi cosa avesse detto sarebbe stata strumentalizzata però non mi è piaciuto per niente che il Boss non abbia donato l’incasso del concerto e mi ha stupito”, ha ad esempio detto Manuel Agnelli, leader degli Afterhours, aggiungendo comunque che “ci si dimentica troppo spesso che organizzare un concerto del genere è lavoro, sono coinvolte centinaia di persone. È un’occasione economica per il territorio e anche un’occasione, perché no, di distrazione, lo dico con tutta la leggerezza che ci vuole, per cui anche in una situazione tragica una cosa così può aiutare”.
Una serie di accuse a cui Trotta risponde con un perentorio “Giù le mani da Bruce”. “La Musica e l’Arte, profonde espressioni dell’animo umano, quando sono interpretate live con passione e rispetto per se stessi e per chi ha pagato il biglietto non hanno bisogno di parole, che non possono aggiungere nulla alla narrazione che si fa dal palco – posta – In questo show Bruce narra con meravigliosa e drammatica urgenza l’importanza e la sacralità della Vita e la ineluttabilità della morte e lo fa con precisione quasi chirurgica ma non per questo meno appassionata e travolgente 110.000 persone felici presenti a Ferrara e Roma, che hanno vissuto una enorme boccata di gioia, lo hanno compreso appieno. Chi non era presente e ha pensato bene di “pontificare” senza esserci, ottenendo un poco di visibilità, qualche consenso e molte critiche, non lo ha compreso per nulla. “Non è un peccato essere felici”, anche nella tragedia quotidiana dei dolori personali e collettivi che avvengono in tutto il mondo,non solo a 30 km di distanza. Ps: se si fa beneficenza non lo si sbandiera ai quattro venti la si fa e basta”.






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