Si chiamava Mehdi Zare Ashkzari e a rendere la sua agghiacciante fine ancora più ‘sentita’ in Italia è il legame con Bologna e con la sua università in particolare, dove Mehdi aveva studiato farmacia, prima di rientrare in patria due anni fa.
Ed è Amnesty International Italia a diffondere le prime informazioni sul caso. Poi il messaggio di Patrick Zaki che, con la scomparsa del trentenne iraniano, sottolinea come l’Università di Bologna abbia “ora una nuova vittima della libertà di espressione”. Parole disarmanti quelle dello studente egiziano rimasto in prigione in patria per due anni per reati d’opinione, quando commenta: “Purtroppo, questa volta, era troppo tardi per salvarlo”.
La denuncia è arrivata a Noury da un’attivista iraniana, notizia che ora ha lasciato sgomenti gli ambienti universitari italiani: nel 2015 Mehdi Zare Ashkzari era passato dalle aule bolognesi e aveva anche lavorato in una pizzeria della città emiliana.
Oggi l’Università @unibo ha ricevuto una notizia orribile. Mehdi Zare Ashkzari, che aveva studiato farmacia due anni fa all’unibo, è appena morto dopo essere stato in coma per 20 giorni. Dopo aver partecipato alla manifestazione iraniana.https://t.co/cu6BhbtU3q pic.twitter.com/tKSEmpptnh
— Patrickzaki (@patrickzaki1) January 1, 2023
Poi, racconta il quotidiano, è tornato in Iran, dalla madre. Ma nei mesi della repressione e delle esecuzioni sommarie, qui è stato torturato “tanto, al punto che dopo venti giorni di coma è morto”, ha appreso Noury dall’Iran.
Secondo le prime testimonianze raccolte, il ragazzo sarebbe stato fermato e preso durante le proteste, poi torturato e, infine, rilasciato per evitare che si sentisse male mentre era in carcere.
Poche ore dopo il rilascio è entrato in coma, fino a morire venti giorni dopo.







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