Nel 2021 in Emilia-Romagna sono stati denunciati complessivamente 74.066 infortuni sul lavoro (63.034 di questi sono avvenuti in occasioni di lavoro senza mezzo di trasporto, 1.574 in occasioni di lavoro con mezzo di trasporto e 9.458 in itinere, ovvero nel tragitto casa-lavoro o lavoro-casa) e 5.578 casi di malattie professionali. Nello stesso anno 110 persone (101 uomini e 9 donne) sono morte sul lavoro: secondo i dati dell’Inail 25 di questi decessi sono avvenuti per infortuni in itinere, e altri 23 in occasioni di lavoro con mezzo di trasporto.
A rendere noti i numeri della piaga degli incidenti sul lavoro è stato l’assessore regionale al lavoro Vincenzo Colla. Intervenendo in assemblea legislativa regionale, Colla ha sottolineato come questi numeri “evidenziano una tragica realtà che impone di compiere ogni sforzo utile per ridurne drasticamente le dimensioni. L’Emilia-Romagna, però, da sempre si distingue a livello internazionale per una forte propensione a innovare, anticipare i cambiamenti, cogliere le sfide, anche le più complesse, sapendo coniugare sviluppo del territorio e coesione della società”.
Secondo l’assessore, dunque, “è tempo di mettere alla prova questa nostra grande capacità, affermando una nuova cultura della prevenzione che permetta di assicurare livelli più elevati di salute e sicurezza a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori, a partire dai più deboli”. La Regione Emilia-Romagna sta interloquendo con l’Inail e con gli altri soggetti interessati per creare un grande centro di ricerca sul tema della sicurezza sul lavoro a Ravenna.
Nel Patto per il lavoro e per il clima, ha ricordato Colla, “abbiamo preliminarmente condiviso che in Emilia-Romagna per “lavoro”, sia esso dipendente o autonomo, intendiamo il lavoro di qualità, ovvero il lavoro stabile, adeguatamente remunerato e tutelato. I primi requisiti di un’occupazione di qualità sono la salute e la sicurezza”.
L’assessore ha anche indicato le linee strategiche lungo le quali la Regione intende muoversi: monitoraggio dei luoghi di lavoro, formazione (a partire dalla scuola, e in particolare dagli istituti tecnici) e maggiori controlli (a partire dal settore dell’edilizia).
Il documento, ha aggiunto Colla, “prevede anche l’istituzione di tavoli provinciali sulla salute e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, volti a dare attuazione territoriale a obiettivi e azioni condivise in tale documento e a garantirne omogeneità a livello regionale, definendo allo stesso tempo azioni specifiche per distretto o filiera territoriale, valorizzando le iniziative intraprese e le azioni attivate da enti bilaterali che operano in Emilia-Romagna. Bisogna contrastare lavoro irregolare, caporalato, sfruttamento e precarietà, perché spesso gli incidenti sul lavoro avvengono nella precarietà”.







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