Reggio, cresce l’economia e anche il lavoro

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Sono pressoché completamente smaltiti i pesanti effetti avuti dal Covid sull’economia reggiana: nel 2021, infatti, sono tornati a crescere in modo robusto il Pil (+8%, tra i migliori dati a livello internazionale), le esportazioni (+21%), l’occupazione, il numero delle imprese e, non ultimo, il reddito pro-capite delle famiglie.

I dati e le analisi contenute nel decimo “Rapporto sulla coesione sociale” realizzato dalla Camera di Commercio evidenziano una ripresa che, in alcuni casi, ha riportato il sistema produttivo reggiano a livelli pre-pandemici, come nel caso dell’export, che ha stabilito un nuovo record attestandosi ad un valore superiore agli 11,6 miliardi.

“Risultati straordinari – sottolinea il Commissario straordinario Stefano Landi – dopo un 2020 che aveva visto tutti questi valori in pesante flessione”. “Accanto a questa ripresa – precisa Landi – restano però aperte altre ferite causate dalla pandemia e, prime fra tutte, le sofferenze e i lutti causati dal Covid e il forte disagio che si è manifestato e permane tra i giovani”.

E’ proprio su tutti questi elementi che vanno dall’economia alla sanità, dalla scuola alla qualità della vita che il rapporto camerale curato da Gino Mazzoli, psicosociologo, apre ampie finestre dalle quali è possibile guardare ad una realtà reggiana che non ha perso la sua solidità, ma entro la quale “resta molto lavoro da fare – sottolinea Landi – per recuperare, soprattutto in termini di relazioni tra le persone, elementi di serenità che sono stati minati dalle sofferenze (128.000 contagiati e 1.434 decessi per covid tra il 2020 e il 18 marzo 2022), dalle distanze e anche da forzate convivenze che hanno inasprito molte relazioni familiari”.

“In questo complesso scenario – osserva Landi – i dati economici sono sicuramente confortanti; la ripresa è stata ben evidente e molto più rapida rispetto ad altre crisi, prima fra tutte quella innescatasi nel 2008 e tale da manifestare i suoi effetti per molti anni, tanto che il picco del tasso di disoccupazione si ebbe nel 2014, quando salì al 6,6%. Come Camera di Commercio abbiamo usato ogni strumento possibile per mettere in campo risorse, servizi e nuovi progetti di sostegno alle imprese: in due anni abbiamo investito 4,5 milioni di euro nonostante il calo che ha riguardato anche le nostre risorse, puntando soprattutto su export, processi di digitalizzazione e valorizzazione delle risorse del territorio”.

“La stagione che stiamo vivendo – prosegue Landi – contrappone la certezza di avere un sistema imprenditoriale molto competitivo ad elementi molto critici, tra i quali il forte aumento dei costi delle materie prime e le pesanti incognite legate agli scenari internazionali; proprio per questo è necessario che il Governo compia ogni sforzo per alleggerire il carico che grava su imprese, famiglie e persone e, al contempo, metta in campo ogni risorsa per evitare che subisca un’impasse quel processo di ripresa che sta influendo positivamente su occupazione, redditi e, non ultimo, sul gettito fiscale”.

Le indicazioni del rapporto

Il rapporto camerale curato da Gino Mazzoli, come si è detto, prende in considerazione una molteplicità di fattori che concorrono a determinare lo stato di salute dell’economia e della società locale, con una specifica serie di approfondimenti di tipo qualitativo (e quindi con il diretto coinvolgimento di operatori e fruitori dei servizi) rivolti al mondo della scuola (studenti e insegnanti), del volontariato, della sanità, dei servizi sociali e dell’economia.

Il saldo demografico tra Covid e calo nascite. Il Rapporto rileva un saldo demografico in flessione contenuta (-0,6%) ma del tutto inedito per la nostra provincia, che nel 2021 ha perso 2.947 abitanti, bissando, sostanzialmente, il risultato 2020 (-2.569). Il dato appare un combinato disposto tra calo delle nascite (-169 nel biennio, -42 nel 2021), saldo migratorio (meno ingressi e aumento delle uscite) e, soprattutto, un aumento dei decessi totalmente attribuibile al Covid tanto nel 2020 che nel 2021.

Fenomeno comunque da osservare, anche in prospettiva, rispetto ad alcuni movimenti interni anch’essi inediti, come l’aumento degli abitanti che nella graduatoria pone ai vertici tre comuni dell’area montana prossimi al capoluogo: Casina, Viano (entrambi con +0,9%) e Canossa (+0,6%).

Economia. Il primo segnale di ripresa è giunto, nel 2021, dall’incremento del Pil pari all’8%, valore superiore sia a quello regionale (+7%) che nazionale (+6,5%), associato ad un rialzo del numero delle imprese (passate da 53.964 a 54.470) dopo oltre un decennio di costante calo. “Il Pil – spiega Landi – è rimasto al di sotto dei valori pre-pandemici (-1,6% rispetto al 2019), soprattutto a causa di una ripresa più lenta per i servizi e di un saldo negativo anche per l’agricoltura (rispettivamente -4,7% e -2,1% rispetto al 2019), mentre i valori sono apparsi in espansione tanto per l’industria che per le costruzioni, con saldi superiori, rispettivamente, del 2,8 e del 6,5% rispetto all’ultimo anno prima della pandemia”.

In sofferenza restano il commercio e la ristorazione, con gli operatori – come emerge dallo specifico focus sul settore – ancora in tensione anche rispetto alle prospettive.

Le notizie migliori, come quasi sempre accade in una realtà fortemente orientata al commercio internazionale, sono giunte dalle esportazioni, che si sono portate a oltre 11,6 miliardi e hanno fatto segnare un incremento del 21%.

“Un recupero – spiega Landi – che vale un po’ più di due miliardi sul 2020 e una crescita di 900 milioni rispetto al 2019, segno di una competitività che sui mercati internazionali è ulteriormente aumentata e ha consentito di superare abbondantemente il calo dell’11% (-1,1 miliardi) del 2020”

Lavoro e redditi delle famiglie

Dopo un 2020 segnato dalla netta flessione degli occupati (-3,4%, pari a 8.358 unità) e dall’aumento sia dei disoccupati che degli inattivi, “nel 2021 – spiga lo psicosociologo Gino Mazzoli, curatore del Rapporto camerale – si è invertita la tendenza; gli occupati sono aumentati dell’1,1% (2.709 unità in più rispetto al 2020), i disoccupati sono scesi del 7,2% (834 in meno sul 2020) e gli inattivi sono scesi di 1.658 unità (-0,8%)”.

“Un andamento sicuramente positivo – spiega Mazzoli – che ha fatto scendere dal 4,6 al 4,3% il tasso di disoccupazione (è al 5,9% quello regionale e al 9,1% quello nazionale), ma che va ancora monitorato attentamente; sebbene sia sceso sensibilmente il numero degli iscritti alle liste di disoccupazione (4.129 in meno) e siano più che dimezzate anche le ore di cassa integrazione rispetto al record assoluto del 2020 (36,6 milioni di ore contro i 14,5 milioni del 2021), queste ultime restano ancora molto elevate e si attestano ai livelli del 2010 e di 7 volte superiori a quelle autorizzate nel 2019”. “Il numero complessivo degli occupati – prosegue Mazzoli – resta al di sotto dei valori del 2019 (2,3% in meno) e, a maggior ragione a fronte di quanto sta avvenendo sui costi delle materie prime e su un inquieto scenario internazionale, occorre vigilare sul possibile aumento di fragilità lavorative all’interno di imprese sottoposte a stress che potrebbero frenare un pur rilevante orientamento alle assunzioni rilevato a fine 2021 e nelle prime settimane del 2022, con il 64% delle aziende in cerca di lavoratori”.

Analoga vigilanza occorrerà anche sul reddito disponibile delle famiglie reggiane, cresciuto sensibilmente nel 2021 dopo quattro anni di flessione culminati nel -3,3% (in termini reali, e quindi al netto di un’inflazione allora pressochè inesistente). “La risalita 2021 – spiega Mazzoli – si è concretizzata in un + 5,2% in termini nominali e in un +2,9% in termini reali, mentre l’inflazione si è “bruciata” 2,3 punti del recupero del potere d’acquisto”.

Sanità e disagio sociale da Covid-19. Ampia parte del decimo “Rapporto sulla coesione sociale” della Camera di Commercio è dedicata agli effetti del Covid sulla popolazione e sulla sanità reggiana.

Emerge da qui un numero complessivo di contagi pari a 128.405 unità dal 1° gennaio 2020 al 18 marzo 2022, con una straordinaria concentrazione (oltre la metà dei casi, ovvero 64.616) nei primi 77 giorni dell’anno in corso, quando però il tasso di letalità si è portato allo 0,2% (148 decessi) contro l’1,1% del 2021 (41.006 contagi, 432 vittime) e il 3,7% del 2020 (22.783 contagiati, 854 vittime).

“Nonostante l’allentamento dei rischi di mortalità e lo straordinario lavoro svolto dal sistema sanitario reggiano e dai suoi operatori – osserva Mazzoli – le cifre su contagi e decessi debbono far riflettere sui livelli di prudenza che, al di là delle norme meno restrittive in atto o in previsione, occorre mantenere, anche perché il Covid ha avuto altre conseguenze pesanti sia a livello sanitario che sociale”. “Ne sono esempio le sofferenze psicologiche confluite nel punto di ascolto e consultazione per adolescenti e giovani adulti della nostra provincia: 1.039 accessi all’Open G. provinciale contro i 526 del 2020. Nel 75% non si tratta di disturbi gravi, ma è significativo che siano riconducibili ad un bisogno di sostegno legato a problemi di adattamento a situazioni nuove”.

Forme d’ansia, attacchi di panico, esuberi di fisicità o confinamenti nei social emergono anche dallo specifico focus dedicato a ragazzi, insegnanti e genitori, che evidenzia gli effetti del Covid in termini di disagio, senso di precarietà e di solitudine tra i giovani.

Il sistema formativo. Per il sesto anno consecutivo, nel 2020-2021 è diminuito il numero degli studenti iscritti nelle scuole reggiane: 74.448, con un calo dello 0,5% dopo il -1,7% del 2020, molto segnato dalla flessione avvenuta nei nidi, che più di altri, insieme al calo delle nascite, avevano scontato le paure del contagio.

Il calo delle nascite continua ad influire sensibilmente, con i suoi effetti a lungo termine, nelle scuole primarie e dell’infanzia (rispettivamente -784 e -447 unità), mentre le scuole superiori continuano a crescere (+490 iscritti nell’anno scolastico 2021/2022) e, seppure di poco, aumentano anche gli alunni con cittadinanza straniera (12.724 in totale), anche se in massima parte (il 70,8%) nati in Italia.

L’INTERVENTO DEL SINDACO DI REGGIO EMILIA,

LUCA VECCHI

“La fotografia che emerge dall’annuale analisi della Camera di Commercio di Reggio ci restituisce un’immagine del nostro territorio che davanti al Covid non si è limitato a subire gli effetti della pandemia; al contrario qui ci si è rimboccati le maniche e assieme – attori istituzionali, privati, mondo dell’economia e del lavoro, associazionismo e terzo settore, vorrei dire anche forme nuove e inedite di volontariato, reti di solidarietà di prossimità – si è riusciti a far fronte alla più grande sfida dal Dopoguerra a oggi” – afferma il sindaco di Reggio Emilia, Luca Vecchi – Non era né banale, né scontato riuscirci: davanti ai ripetuti lockdown, ai lutti terribili e alla paura che per molti mesi hanno permeato la nostra società, il rischio di disgregazione, di perdita di capacità di fare sistema erano quantomai reali. Questo studio ci consegna dati assai positivi sul fronte dell’economia e del lavoro, e al contempo una sfida che dovremo essere bravi a cogliere, ancora una volta con un lavoro corale: ovvero la capacità di stare vicini a chi soffre, a chi è stato più colpito dalla pandemia, a chi è rimasto indietro. Purtroppo la congiuntura internazionale non è favorevole: i rincari dei costi dell’energia e la guerra in Ucraina sono fattori che non possiamo e non dobbiamo sottovalutare. Auspico che il Governo nazionale sappia prendere decisioni sagge e attente ai territori, alle municipalità italiane, evitando che siano i contesti locali a pagare il prezzo di nuove crisi globali”.

L’INTERVENTO DEL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA,

GIORGIO ZANNI

“Il Rapporto sulla Coesione Sociale redatto dalla Camera di Commercio – straordinario strumento di analisi dei punti di forza e di debolezza del nostro territorio e di comprensione delle fragilità delle nostre comunità – conferma anche quest’anno le ripercussioni, dirette e indirette, che la pandemia sta continuando a produrre anche nella nostra provincia, evidenziando ancora una volta, pur in un contesto di transizione e incertezza, la buona tenuta del sistema reggiano, che nel corso del 2021 ha fatto registrare anche buoni segnali di ripresa.

Pil, esportazioni e occupazione hanno registrato importanti incrementi, superiori alle medie regionali e nazionali, e, dopo quattro anni di flessione, anche il reddito pro-capite delle famiglie è tornato a crescere.

A destare preoccupazione – oltre alle ripercussioni della guerra in Ucraina, del caro bollette e dell’aumento dei costi delle materie prime, che rischiano di frenare la ripresa dell’economia reggiana – sono gli indicatori “sociali” a cui l’Osservatorio dedica come sempre ampia e accurata attenzione. Come istituzioni e come comunità, siamo chiamati ad affrontare insieme e compattamente le conseguenze di questo nuovo long covid sociale, in particolar modo tra le generazioni di giovani ed adolescenti, che ha visto ad esempio raddoppiare in un anno gli accessi all’Open G provinciale.

E’ su questo fronte, unitamente al potenziamento del nostro sistema sanitario pubblico ed al sostegno di lavoratori ed imprese, che dovremo concentrare i nostri sforzi, sfruttando al meglio – in tempi e rapidi e con progetti ad ampio respiro, con creazione di relazioni nuovamente forti e un ritorno alla socialità diffusa – le straordinarie opportunità di investimento che il Pnrr porterà con se. Tutti insieme, anche a livello istituzionale, come abbiamo sempre fatto, per uscire dai momenti più difficili della pandemia e ripartire, senza lasciare indietro nessuno e con rinnovata fiducia nella costruzione del nostro futuro”.

 



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