Una sera di 20 anni fa, era il 19 marzo 2002, un gruppo di assassini che facevano capo alle Nuove Brigate Rosse hanno freddato mentre faceva rientro a casa, sotto il portico di via Valdonica, nel ghetto ebraico di Bologna, il professor Marco Biagi.
Biagi era consulente del ministero del Lavoro e gli spari dei brigatisti colpivano a morte un altro giuslavorista, tre anni dopo Massimo D’Antona.
Fu preso di mira in quanto uno degli ispiratori della legge 30 – con il suo libro bianco sul mercato del lavoro – che poi gli é stata, di fatto, intitolata.
La sua morte fece prendere coscienza che il rischio del terrorismo per l’Italia e per Bologna non era ancora chiuso e la memoria è stata a lungo accompagnata da polemiche, puntate sul fatto che un uomo ucciso in un attacco eversivo allo Stato, dallo stesso Stato non era stato sufficientemente protetto, dal momento che la scorta gli era stata revocata.
I processi sull’omicidio si sono conclusi nel 2009 con la sesta e ultima condanna, di Diana Blefari Melazzi, suicida in cella poco dopo la sentenza definitiva del carcere a vita.
Condanne all’ergastolo erano arrivate prima anche per Nadia Desdemona Lioce, Roberto Morandi, Marco Mezzasalma; 21 anni per Simone Boccaccini e dieci anni, cinque mesi e dieci giorni per la pentita, Cinzia Banelli.
Modena ricorda il prof con la cittadinanza onoraria. Il Consiglio comunale di Modena straordinario dedicato alla figura di Marco Biagi a vent’anni dalla scomparsa può essere seguito dai cittadini anche in streaming, collegandosi al sito web dell’Amministrazione. Dall’indirizzo www.comune.modena.it/amministrazione/organi-di-governo/consiglio-comunale si accede infatti alla piattaforma digitale su cui sabato 19 marzo, a partire dalle 10, viene trasmessa la seduta, in programma nell’Auditorium della Fondazione universitaria intitolata al giuslavorista e con la partecipazione del ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi. Nell’occasione, inoltre, il Consiglio comunale conferisce al professor Biagi la cittadinanza onoraria postuma.






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