Si tiene questa mattina presso un tribunale di Mansura la prima udienza del processo a carico di Patrick Zaki, lo studente egiziano dell’Università di Bologna in carcere in Egitto dal febbraio dell’anno scorso.
Come reso noto da ong egiziane, il rinvio a giudizio è con l’accusa di “diffusione di notizie false dentro e fuori il Paese” sulla base di un articolo scritto da Patrick nel 2019 sui cristiani in Egitto, a suo dire perseguitati sebbene la circostanza sia del tutto controversa. Il 30enne ricercatore e attivista rischia una multa o una pena fino a cinque anni di carcere, prevede Amnesty International. Trattandosi di una corte della Sicurezza dello Stato per i reati minori, la sentenza sarà inappellabile. Come avvenuto in tutte le udienze per il rinnovo della custodia cautelare, è data per certa al presenza a Mansura di un rappresentante diplomatico italiano nell’ambito di un monitoraggio processuale Ue.
La Corte è la Seconda della città sul delta del Nilo dove Patrick è nato e cresciuto e dove fu incarcerato per quasi un mese l’anno scorso all’inizio della detenzione cautelare.
Le udienze in tribunale iniziano alle 9 ora locale e italiana, ma quella di Patrick dovrebbe tenersi più tardi, verso le 10 o le 11 secondo quanto previsto da una sua legale. Al momento non è chiaro quante potrebbero essere le udienze. Almeno dalle informazioni diffuse ieri da dieci ong e da Amnesty, sembra che le accuse più gravi, quelle di istigazione al rovesciamento dello Stato e al terrorismo che erano basate su dieci post di un account Facebook, siano cadute.






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