L’esperienza di welfare culturale costruita a Reggio Emilia negli ultimi otto anni (dal progetto “Reggio Emilia Città senza barriere” al metodo “L’Arte mi appartiene”), originata dalle politiche del Comune di Reggio e sviluppata da Fondazione Palazzo Magnani e Farmacie comunali riunite, è ora al centro dell’importante ricerca “Cultural Welfare Ecosystems for Wellbeing: mapping semantics and practices, co-designing tools and raising awareness – Ecosistemi di Welfare culturale per il Benessere: mappatura di semantiche e pratiche, co-progettazione di strumenti e sensibilizzazione”.
Realizzato dalle Università di Bologna e di Urbino, lo studio è l’unico progetto di ricerca di rilevante interesse nazionale (Prin) sul tema finanziato dal Pnrr e affronta appunto il modello di welfare culturale reggiano, facendo emergere la dimensione che più di altre lo qualifica e lo rende un caso particolarmente significativo in Italia: non un’esperienza o un progetto una tantum, ma un “ecosistema” stabile e una “infrastruttura” di inclusione, diffusione di cultura, benessere e diritti in grado di connotare la comunità e di caratterizzare e arricchire a sua volta le politiche pubbliche.
Gli esiti della ricerca sono stati presentati nella sede del Dipartimento delle arti-DamsLab di Bologna durante una giornata di lavori intitolata “Ecosistemi di Welfare culturale: significati, pratiche e politiche”, promossa dalle stesse Università di Bologna e Urbino con la cura di Roberta Paltrinieri e Laura Gemini, coautrici della ricerca insieme a Giulia Allegrini. I materiali saranno consultabili sul sito dell’Università di Bologna e saranno pubblicati in un volume.
Il convegno di Bologna ha visto la partecipazione – unica invitata tra quelle culturali – della Fondazione Palazzo Magnani di Reggio, con il contributo del suo direttore Davide Zanichelli nella sessione “Modelli e prospettive di Welfare culturale a confronto”.
“L’ecosistema di welfare culturale reggiano”, ha detto tra le altre cose Zanichelli, “nasce da un humus e in un contesto di lunga e solida tradizione dei servizi sociali pubblici locali, traendone beneficio, senza alcun obiettivo di diventare loro ‘alternativa’ nel tempo, ma anzi contribuendo a estenderne efficacia e qualità”.
“Reggio Emilia Città senza barriere”, matrice del welfare culturale reggiano, è un progetto pubblico ideato e costruito da Annalisa Rabitti che oggi federa circa 80 soggetti presenti sul territorio provinciale ed è generatore dell’ecosistema di welfare.
L’approccio e l’obiettivo di fondo, per Zanichelli, “è l’accessibilità, e quindi la rimozione delle barriere, a tutti i luoghi fisici e ‘mentali’, quelli culturali compresi. Da qui il coinvolgimento di Palazzo Magnani, quale fondazione culturale che si occupa principalmente di arti visive, i cui operatori hanno iniziato e tutt’ora contribuiscono al progetto Reggio senza barriere, declinandolo in altri progetti di cultura e inclusione sociale, in un rapporto di virtuosa ibridazione delle competenze con gli operatori di servizio sociale di Farmacie comunali riunite. Nascono così la co-progettazione, ad esempio con i soggetti fragili, ma non solo, o la realizzazione di progetti propri, come ‘L’Arte mi appartiene’ e ‘B_Diritto alla Bellezza’, rivolti a tutti, dalle associazioni alle aziende e ai loro dipendenti, oppure la partecipazione a progetti di impatto regionale, come il Mader, dedicato all’Alzheimer”.
Sul ruolo dell’arte e della cultura più in generale, Zanichelli sottolinea che “è essenziale che esse mantengano, anche nei progetti di welfare, la propria libertà e autonomia creativa, oltre che democratica, poiché il welfare culturale non è, o non è solo, arte-terapia, è rivolto a tutti per il conseguimento di uno stato di salute e benessere, nell’ambito di una prospettiva di salutogenesi”. E parimenti, le politiche pubbliche “devono accompagnare, senza coercizioni, offrendo una ‘spinta gentile’ ai progetti che si manifestano, poiché l’istituzionalizzazione radicale del welfare culturale non gioverebbe agli obiettivi”.
Per Annalisa Rabitti, assessora al welfare del Comune di Reggio, “l’attenzione che la ricerca delle Università di Bologna e di Urbino dedica all’ecosistema di welfare culturale della nostra città ci fa certo piacere ed è prima ancora un’importante opportunità per riflettere sul lavoro svolto sino ad oggi, con l’aiuto di un ‘occhio terzo’, e per valutare nuovi sviluppi, che speriamo di poter realizzare anche con il riconoscimento e i contributi delle nuove norme che si delineano”.
Non cambieranno, conclude Rabitti, “la nostra filosofia e il nostro metodo di coinvolgimento della città, con l’indispensabile apporto di conoscenza e professionalità degli operatori di Farmacie comunali riunite. Ovvero: interrogarsi, ascoltare, proporre e partecipare, per consolidare quello che è stato definito dai ricercatori non un ‘episodio’, ma appunto un ‘ecosistema’, qualificante e sempre più consolidato, di inclusione, diffusione di cultura, benessere e diritti per tutti, a cominciare dalle persone più fragili”.






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