Walter Molino, da Reggio Emilia alle copertine che raccontarono l’Italia

Walter Molino La Domenica del Corriere

L’iniziativa del Corriere della Sera dedicata alla storia e all’eredità de La Domenica del Corriere riporta alla luce una stagione centrale del giornalismo e dell’immaginario italiano del Novecento. Al centro di quella stagione c’è Walter Molino, l’uomo che per oltre trent’anni trasformò la cronaca in immagini capaci di colpire, spiegare, restare.

Un protagonista assoluto, nato a Reggio Emilia nel 1915. Una circostanza che oggi suona quasi paradossale, perché se l’Italia editoriale riconosce a Molino un ruolo decisivo, la sua città natale sembra averlo completamente rimosso.

Molino crebbe in una Reggio attraversata da un forte tessuto civile e culturale, dove l’attenzione al reale, al lavoro, alla dimensione concreta dell’esistenza era parte del paesaggio umano prima ancora che artistico. È in questo contesto che matura il suo sguardo: diretto, narrativo, sempre ancorato al gesto umano e all’istante decisivo. Una formazione “di provincia” solo in senso geografico, ma ricchissima sul piano dell’osservazione e del racconto.

Quando, negli anni Quaranta, iniziò la sua lunga collaborazione con La Domenica del Corriere, Molino divenne il principale interprete visivo dell’attualità nazionale. Incidenti, guerre, sport, progresso tecnologico: le sue copertine arrivavano ogni settimana in milioni di case, offrendo agli italiani — in un’epoca senza televisione — il volto delle notizie. Immagini costruite come scene cinematografiche, tese, dinamiche, emotivamente leggibili, ma mai gratuite.

Due copertine de "La Domenica del Corriere" disegnate da Walter Molino
Eppure, mentre quelle tavole sono oggi studiate, archiviate, ristampate e celebrate, Reggio non sembra aver lasciato traccia di questo suo figlio illustre. Nessun luogo simbolico, nessun percorso di memoria, nessuna vera assunzione di responsabilità culturale. Come se un artista capace di raccontare mezzo secolo di storia italiana non fosse mai passato da qui.

L’operazione di recupero del Corriere della Sera non è dunque solo un omaggio editoriale: è anche uno specchio. Ricorda quanto il patrimonio culturale non sia fatto solo di grandi nomi, ma di città che scelgono – o meno – di custodirli. Walter Molino è stato un maestro dell’illustrazione europea. Il fatto che Reggio lo abbia dimenticato dice qualcosa non di lui, ma di noi.

Forse è arrivato il momento di rimediare. Non per nostalgia, ma per giustizia culturale. Perché anche da Reggio è partito uno sguardo che ha insegnato all’Italia a vedere.



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