Un gruppo di cattolici reggiani originari di Cutro ha scritto una lettera aperta alla diocesi di Reggio Emilia-Guastalla per chiedere come mai nessuno tra i sacerdoti (tanto meno l’arcivescovo Morandi) abbia avuto “tempo o coraggio” per esprimersi sulla vicenda della probabile ridenominazione della strada di Reggio che oggi è nota come “viale Città di Cutro” – la bretella di collegamento tra la rotonda di via dei Gonzaga e quella di viale dei Trattati di Roma, nella zona vicino al casello autostradale di Reggio e ai ponti di Calatrava.
Qualche settimana fa, il sindaco di Reggio Marco Massari ha anticipato la sua intenzione di proporre alla giunta comunale e alla commissione toponomastica del Comune una “soluzione integrativa” rispetto all’attuale denominazione, anche se non è ancora stato chiarito in quale direzione andrà questa “soluzione integrativa”.
“Siamo un gruppo di cattolici educati e cresciuti spiritualmente in una parrocchia di Cutro sotto la guida di don Michele Bertola, santo sacerdote piemontese”, scrivono Domenico Stirparo, Francesco Mesoraca, Raffaele Caccia, Franco Vasapollo, Rino Borrelli, Salerno Salvatore e Salvatore Cappa: “Con dolore e sconcerto assistiamo, in questi giorni, alla proposta del cambio del nome di una via della città di Reggio che porta il nome di Cutro, città di origine di molti membri di una comunità onesta, laboriosa, presente da decenni nel tessuto sociale ed economico reggiano”.
“Questa scelta, voluta dalle autorità civili per motivi legati alla presenza della criminalità organizzata, ha un forte valore simbolico. Ma proprio per questo rischia di essere letta – e in molti la leggono – come un gesto che fa ricadere la colpa di pochi su un intero gruppo di persone. Come se l’origine geografica fosse motivo sufficiente per essere guardati con sospetto. È un messaggio che finisce per confondere i criminali con chi invece ha vissuto in questa città con onestà e rispetto delle leggi, costruendo famiglie, imprese e relazioni vere”.
In mezzo a tutto questo, per gli scriventi, “colpisce e amareggia il silenzio della Chiesa reggiana. Nessuna parola pubblica, nessuna espressione di discernimento, nessuna presa di posizione che distingua tra il male da combattere e il bene da riconoscere e proteggere. Nessun gesto di vicinanza evangelica a chi oggi si sente umiliato, colpito, giudicato senza motivo. Questo silenzio non è neutro. È un silenzio che pesa, che ferisce, che non difende chi non ha colpe. È un silenzio che disonora la carità cristiana, che contraddice lo spirito del Vangelo e che lascia senza voce chi non ha i mezzi per farsi ascoltare”.
“Sia chiaro: nessuno nega la gravità della presenza mafiosa. Ma proprio per questo è importante non lasciare che la lotta alla criminalità diventi un modo per colpire anche chi della criminalità è solo una vittima. Ingiustizia non si corregge con altra ingiustizia. Il ruolo della Chiesa, specie in momenti di divisione e dolore, dovrebbe essere quello di guida morale e voce di giustizia e consolazione. Un silenzio assoluto, in questo contesto, può apparire come complicità passiva o, quanto meno, una grave omissione pastorale”.
Per gli scriventi, che si autodefiniscono “un gruppo di fedeli in ascolto della coscienza e della verità”, “è legittimo e persino doveroso chiedere alla Chiesa locale di farsi voce dei deboli, soprattutto se la narrazione pubblica rischia di emarginare o diffamare persone innocenti. Chiediamoci tutti: che spirito ci abita? Quale forza interiore guida le nostre scelte? Di che cosa siamo diventati strumenti? Cosa stiamo servendo, consapevolmente o no? Quali meccanismi stiamo alimentando, anche senza volerlo? Sono domande che ci interpellano tutti: istituzioni civili e religiose, credenti e non credenti. Sono domande che rivolgiamo a voi, Pastori della Chiesa, perché il silenzio, in certi momenti, diventa una scelta. E non sempre è quella del Vangelo”.






DOMANDA: LA PREFETTURA DI CROTONE “POTREBBE SOSPENDERE” A TUTTI I CUTRESI IL CERTIFICATO ELETTORALE PER CINQUE ANNI, COME FORMA ATTIVA DI “PREVENZIONE ANTIMAFIA” … ?
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RIFLESSIONE CON L’AIUTO DI CHATGPT:
CUTRESI IMPUTATI E CONDANNATI PER ‘NDRANGHETA:
Non esiste una lista ufficiale aggiornata al singolo abitante (residente o collegato), ma dai numeri emerge chiaramente un rilevante coinvolgimento dei cutresi nelle inchieste della ‘ndrangheta nel Reggiano.
– La ndrina Grande Aracri disponeva di circa 500 affiliati.
– La ndrina Sarcone circa 70 membri.
– Decine di altri per le ndrine Trapasso e Mannolo …
Il totale approssimativo è di circa 700-800 criminali attivi, buona parte originari di Cutro.
Le principali ’ndrine originarie di Cutro sono tre:
• ’Ndrina Dragone, originaria di Cutro, storicamente legata ai Mannolo e agli Arena .
• ’Ndrina Grande Aracri, anch’essa con radici a Cutro.
• ’Ndrina Trapasso, nata tra Cutro e Steccato di Cutro
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Popolazione residente a Cutro al 31/12/2023:
9 305 abitanti.
Famiglie residenti (2023):
4 363 famiglie.
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Le famiglie legate alla ’ndrangheta a Cutro rappresenterebbero tra l’8% e il 9,2% della popolazione totale del paese, ovvero tra 746 e 852 persone direttamente o indirettamente immerse in ambienti criminali familiari.
Questa incidenza è altissima in termini sociologici e può influenzare:
• il controllo sul territorio
• l’omertà locale
• le dinamiche elettorali, economiche, lavorative e scolastiche.
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QUINDI LA PROVOCAZIONE FATTA DAL SINDACO ANTONIO CERASO POTREBBE AVERE UNA RISPOSTA POSITIVA.
CHIEDO ANCORA:
LA PREFETTURA DI CROTONE “POTREBBE SOSPENDERE” A TUTTI I CUTRESI IL CERTIFICATO ELETTORALE PER CINQUE ANNI, COME FORMA ATTIVA DI PREVENZIONE ANTIMAFIA … ?
(DATO CHE È EMERSO IL CONDIZIONAMENTO DELLE ELEZIONI LOCALI NON SOLO NELLA ZONA DI ORIGINE DEGLI NDRANGHETISTI, MA ANCHE IN EMILIA ROMAGNA, LOMBARDIA, UMBRIA ECC.)
Saluti ai lettori, a tutti gli onesti, siano essi reggiani doc, meridionali, calabresi o cutresi di buona volontà.
Alessandro Raniero Angelo DAVOLI
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P.S.: ho partecipato il 25 luglio scorso alla “Pastasciuttata Antifascista”, organizzata da ANPI di Castelnovo Monti.
Ora attendo che il PD di Reggio Emilia, (e Brescello e Casina) organizzi la “Tortellata AntiNdrangheta”
(Magari anche tortelli all’Nduia, per significare il legame tra le cucine reggiane e cutresi … Quando Graziano Delrio, Antonio Ceraso, Antonella Spaggiari, Sonia Masini, Enrico Bini, Marcello Coffrini, con la partecipazione straordinaria di Romano Prodi, vorranno organizzarla ?)