Tria (candidato Pd): ultraproibizionismo salviniano non aspetta la legge

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E’ intervenuto anche l’avvocato Nicola Tria, candidato Pd al consiglio comunale alle amminsitrative del 26 maggio, nel dibattito legato all’ultima crociata del ministro dell’Interno Salvini, che ha messo nel mirino i negozi in cui si vende canapa sativa.
Tria ha sottolineato come sia pericoloso, oltre che inutile, equiparare i negozi in cui si vende canapa senza THC a “spacciatori di droghe” e di come alla banalizzazione del messaggio si accompagnano approccio emergenziale, finalizzato a suscitare emotività, e indifferenza rispetto all’autorità giudiziaria.

“Mentre i giuristi se ne stanno in attesa di una pronuncia delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione che interpreti la normativa sulla questione del commercio delle infiorescenze di canapa, irrompe sulla scena il ministro dell’interno con un’imperiosa crociata contro la cannabis light.

Lo stile pare coerente con l’estetica autoritaria che ormai conosciamo.
La viva voce del ministro ci dice che “la droga è un’emergenza nazionale devastante”. Che esistono “mille negozi in Italia in cui ci sono droghe”. Che manderà la polizia a chiudere questi “luoghi di diseducazione di massa” perché non aspetta “i tempi della giustizia”. E chiude al grido, che non guasta mai, di “galera certa per gli spacciatori”.
Insomma il problema della droga in Italia starebbe tutto in una “non-droga” che lo Stato consente di coltivare. E non esistono cannabis (light o non light), cocaina o altro: esiste solo la droga. E i commercianti di canapa sativa altro non sono che spacciatori.

Al di là del l’indifferenza – non inedita – rispetto alle decisioni giudiziarie, due cose soprattutto colpiscono: il solito approccio emergenziale che mira a far leva sull’emotività e la sconcertante banalizzazione che accompagna un messaggio ultraproibizionista nel quale, fra l’altro, non si parla mai di strategie efficaci di lotta alle organizzazioni che hanno costituito imperi criminali sugli stupefacenti. Un proibizionismo puramente ideologico – specie quando punta l’indice contro gli assuntori di droghe leggere (o addirittura di non-droghe) – non è mai stata la risposta ai disastri prodotti dalle dipendenze e alla criminalità. Ma qui siamo soprattutto di fronte ad una spiazzante retorica della banalità che, ben più dei “canapa shop”, pare strumento di diseducazione di massa.
I giuristi – e non solo – continueranno ad attendere”.